Tra l'altro, parlando della Davis, a prescindere dal fatto che rientrare nel quartetto non è esattamente la stessa cosa che esserne la punta (con tutto che è stato senza dubbio Wawrinka l'uomo chiave della vittoria di Lille), come non citare la quasi impresa di Stefano Pescosolido nell'edizione del '94, quando, sulla terra di Madrid, scherzò letteralmente l'allora numero uno mondiale sul rosso Sergi Bruguera, per poi cedere al quinto set (partita che vidi in diretta, quando ancora il tennis era il mio primo, secondo sport).

Come per dire che non è solo il fatto che per vincerla non devi necessariamente essere un campione (ma questo può anche dipendere da altri tipi di fattori, come l'avere uno o due connazionali fenomeni), ma che è proprio la natura della competizione stessa ad essere capace di miscelare i valori in campo (nel caso di specie, l'Italia giocava addirittura in trasferta, quindi non si può nemmeno citare il fattore campo, che sappiamo essere stato decisivo un'infinità di volte - tralasciando che 1) in quel periodo, l'anno successivo per l'esattezza, Pescosolido raggiunse il suo best ranking e che 2) erano indubbiamente i suoi anni migliori, come dimostrano i successi contro Agassi al Foro Italico e il commento del signor John McEnroe all'incontro di terzo turno del RG, sempre di quell'anno, perso da Pescosolido contro Jim Courier, quando dichiarò che "questo Pescosolido ha il miglior diritto del mondo").

Per quanto riguarda le Olimpiadi, il background della disciplina è imprescindibile per comprendere appieno il valore di quella che può essere una medaglia. Ma il tennis non è un caso isolato.
Il ciclismo, ad esempio, può "vantare" una sorte ancora peggiore, se si considera che, fino ad Atlanta '96, il campione olimpico era un dilettante (l'ultimo è stato il povero Fabio Casartelli) e che, per rimanere negli anni più recenti, il solo Dekker (medaglia d'argento a Barcellona, proprio dietro a Casartelli), seppe combinare qualcosa di più che discreto tra i professionisti (vincendo l'allora Coppa del mondo nel 2001).
Come non chiedersi, parlando di pallacanestro, quale peso specifico avesse questa manifestazione prima del 1992...
Anche l'atletica leggera, la regina indiscussa delle olimpiadi assieme al nuoto, ha visto in molti casi trionfare dei signor nessuno (da grandissimo tifoso di Wilson Kipketer, come posso non citare il peso specifico del keniota-danese negli 800 metri piani e la contemporanea assenza dal suo palmarès della medaglia d'oro olimpica, vinta ad Atlanta da tale Vebjørn Rodal, che ha semplicemente azzeccato la gara della vita, come spesso accade in una "one shot", approfittando soprattutto della concomitante assenza del numero uno indiscusso della disciplina).
Anche le Olimpiadi invernali non sono state "immuni" da fenomeni di questo genere.
Senza citare l'indimenticato Steven Bradbury , il primo che mi viene in mente è Hans Petter Buraas, uno dei campioni olimpici di speciale più scarsi che si siano mai visti (probabilmente il più scarso, dopo Giuliano Razzoli ).
Sempre per rimanere in casa Italia, come non citare la Ceccarelli e, soprattutto, Josef Polig, tra i campioni olimpici allo stesso tempo smaccatamente più fortunati e meno consistenti dell'ultimo secolo di sport .

Il mio discorso era rivolto semplicemente ai "buchi" nel palmarès che, volenti o nolenti, la stampa tira fuori ad ogni piè sospinto.
Che poi questi discorsi, al netto delle stronzate massmediatiche, abbiano un valore eufemisticamente relativo, posso concordare, ma a mio parere rimane comunque un altro paio di maniche.