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Ho le Palle Piene
«Quindi sei di Namecc… quello stupido pianeta che ha portato sfortuna a mio padre! Anche se l’idea di affrontare te non mi rende felice, potrò vendicarmi almeno un po’!» Sul momento, Kreezer non ritenne opportuno aumentare la forza necessaria ad affrontare il nemico; puntò gli indici delle due mani in avanti e iniziò a giocare a freccette con il namecciano, bersagliandolo con una moltitudine di sottili raggi energetici color amaranto. Piccolo stette al gioco, evitandoli tutti con facilità e senza dover attingere ad una porzione notevole della propria aura. Kreezer volle allora alzare il tiro, attingendo ad una forza superiore, e scagliando dei raggi ancora più micidiali, veloci e per questo numerosi. “Ha aumentato l’energia utilizzata…!” pensava Piccolo, mentre continuava a schivare i colpi, adesso con maggiore sforzo. “Conosco bene questa tecnica: finché non supera la mia velocità, posso schivare quei raggi… per quanto potrà ancora alzare il tiro??” Urgeva un espediente per impedire al figlio di Freezer di aumentare la propria forza fino a un livello che sarebbe stato insostenibile per il namecciano. Sfuggendo a quel bombardamento di raggi grazie alla super velocità, Piccolo si portò dietro il nemico, per colpirlo con una ginocchiata all’altezza delle spalle, un colpo che scagliò Kreezer al suolo costringendolo a strisciare per diversi metri, sollevando un paio di codazzi laterali di polvere. Subito il bambino alieno si risollevò in posizione eretta e si mise in posizione di guardia. «Lo sai o no che alle spalle non è valido?? Accidenti a te! Tutti imbroglioni, voi plebei!»
«Non è colpa mia se non sei abbastanza sveglio da seguire il mio movimento!» lo sbeffeggiò Piccolo.
Kreezer cominciò ad irritarsi, complici l’attacco subito e le frasi di Piccolo, che suonavano alle sue orecchie come provocatorie. «Ora mi stai facendo incavolare… stai attento, gigante verde, che non ti conviene!»
Istintivamente Piccolo sogghignò; ragionandoci su, si rese conto che provocarlo era un gioco pericoloso: “Se si infuria, potrebbe sfoderare una forza al di sopra delle mie possibilità! Se anche valesse solo un terzo della massima potenza di suo padre, non riuscirei a salvarmi! Non devo tirare troppo la corda, o si spezzerà…” Ancora in posizione di guardia, il nipote di Cooler lanciò un urlo stridulo: avvolto da una fiammata rossiccia, potenziò la quantità di energia di cui aveva intenzione di disporre. Piccolo si regolò di conseguenza e, avvolto da una nuova onda bollente di calore, aumentò la propria aura.
«Eheh…» osservò Gohan ridacchiando. «Piccolo è sempre stato su un altro livello, rispetto a me… per fortuna…»
«Questo pianeta riserva molte sorprese…» commentò Cooler, a metà strada tra l’interesse compiaciuto e la meraviglia. «Quel namecciano non deve essere un tipo comune… qua siamo su livelli assolutamente fuori scala. A proposito… chissà come se la sta cavando la Squadra Speciale dall’altra parte?» si chiese, premendo l’interruttore dello scouter che portava sull’occhio.
Già… come stavano andando le cose “dall’altra parte”, ossia sul fronte dei terrestri e della Squadra Sauzer? Crilin e Jiaozi, i soli che fossero ancora in grado di combattere, constatavano che, seppur con qualche errore ed intoppo, il gruppo terrestre era riuscito a togliere di mezzo ben due guerrieri d’élite su tre; il tutto però al prezzo dell’incolumità fisica di Yamcha e Tenshinhan, che versavano l’uno in condizioni più critiche dell’altro. Il terzo guerriero della Squadra Speciale, il superstite, era sicuramente il più forte, non fosse altro che per il fatto di essere il Capitano; il fatto inoltre che sapesse sopprimere la propria aura lo rendeva di fatto anche il combattente più capace e pericoloso del trio. Con i suoi compagni più valenti fuori gioco, Crilin si sentiva allo stesso tempo atterrito ma anche pervaso dal senso di responsabilità: “Stavolta non arriverà Goku a salvarci, come al solito! Che dobbiamo fare? Quasi sicuramente non sarò all’altezza del nemico, ma… ho scelta? L’alternativa sarebbe consegnare il pianeta direttamente nelle mani di quel Cooler…” Non era quello il momento di esitare: c’era da combattere? Benissimo… si sarebbe combattuto, senza esitazioni. Il capitano Sauzer si era già posizionato lì, a mezz’aria, e aspettava che il prossimo avversario gli si presentasse davanti. “Sarà sicuramente il nano pelato… non c’è nessun altro valido combattente che sia in grado di combattere…”
«Jiaozi, tocca di nuovo a me…» annunciò il giovane maestro della Tartaruga.
«Vuoi che mi tenga pronto ad aiutarti?» chiese dubbioso ed esitante il piccolo amico di Tenshinhan.
«Lascia stare… se ti succedesse qualcosa, Tenshinhan non me lo perdonerebbe mai!» sorrise Crilin con una punta di sconforto. Jiaozi abbassò il capo, dispiaciuto per la propria inutilità. «Non fare così, Jiaozi… facciamo così: se avrò difficoltà, ti chiamerò… potresti essere utile, alla fin fine.» Sapevano entrambi che l’evenienza che Jiaozi fosse utile con un nemico a quei livelli era altamente improbabile. Crilin si innalzò in aria… «Crilin… fermati!» Era Soya; aveva visto che Crilin stava partendo a combattere. «Sei sicuro… di essere in grado di affrontarlo?»
«Non lo so… non posso saperlo, finché non lo affronto…»
«Scusa per prima.» disse semplicemente Soya, con umile dolcezza, spinta dal rimorso per quel gancio al mento e per quella sfuriata, e da oscuri presagi circa l’esito del prossimo combattimento.
«No… scusa tu. Per certi versi avevi ragione…» Perché doveva essere così facile capirsi al volo, e così difficile spiegarsi con le parole? Era un mistero che Crilin non era in grado di risolvere.
«Facciamo che avevamo ragione entrambi.» sorrise Soya. Come si fa ad essere così soavi, ogni singola volta? Ecco un altro mistero che Crilin non era capace di risolvere.
«Soya, quando tornerò… dovremo parlare.» Ecco – pensò Crilin – era più o meno questo il concetto che voleva esprimere; almeno in questa impresa aveva avuto successo!
«Certo! Fatti coraggio, Crilin… in bocca al lupo.»
Subito dopo, erano faccia a faccia, il basso uomo pelato senza naso contro l’uomo dalla carnagione azzurra e dalla raffinata acconciatura. Sauzer gli rivolse la parola, salutandolo con un fosco: «Bonjour.». Non era decisamente un buon giorno, nemmeno per lui.
«E-ehm… buongiorno.» L’espressione di Crilin era al contempo imbarazzata e tesa.
«E così siete riusciti ad isolarmi, a lasciarmi solo… Non hai idea di quanto sia difficile costituire una squadra di guerrieri d’élite, e ora dovrò cercare altri compagni.» Eh, bel problema… in qualità di Leader delle forze speciali di Cooler, Sauzer avrebbe dovuto farsi carico di tutti gli oneri legati alla ricostruzione di un élite di combattenti. E dire che era stato così difficile trovare, in giro per le galassie, due esseri dotati di poteri così speciali, utili nelle invasioni più massicce e nelle operazioni più complesse! Cosa non meno importante, su di lui ricadeva la responsabilità di riferire a Cooler l’ignominioso accaduto. «… ma in guerra vale il detto “Mors tua, vita mea”… per quanto sia arrabbiato, dovrò evitare di rimpiangere i miei amici, adesso.»
«…» Crilin ascoltava senza replicare.
«Bando alla timidezza, terrestre! Il treocchi mi era sembrato più loquace di te…» Ogni parola, anche la più gentile, in bocca a Sauzer aveva il suono di uno sberleffo, di una provocazione… e probabilmente lo era davvero, dato che colui che rivestiva il ruolo dell’anima nera di Cooler sapeva che il divario tra lui e i suoi avversari era abissale. «Per rompere il ghiaccio, permettimi di porre una domanda, mon chér: come fate ad essere così forti su questo pianeta?? Ce ne sono altri come voi??»
«No… purtroppo no…» rispose Crilin, a bassa voce e con sguardo torvo.
«Quindi siete dei casi eccezionali… come mai? Che addestramento avete seguito?»
«Ci hanno addestrato gli dei…» sorrise il pelato: il che non era una menzogna, ripensando agli allenamenti di Karin, Dio, re Kaioh e, in un certo senso, l’anziano saggio di Namecc. Tuttavia quel sorriso comunicò a Sauzer un’impressione di sfrontatezza.
«Tutte sciocchezze.» smentì Sauzer scuotendo lentamente il capo, con uno sguardo che aveva un che di sinistro. «Sono tutte sciocchezze. Non esiste altro dio all’infuori di sua maestà Re Cooler, il genio dell’universo! E io sarò l’unico, il solo più forte, dopo di lui!» Mentre pronunciava queste parole, il suo tono assumeva preoccupanti accenti da fanatico invasato, e i suoi occhi si illuminavano di conseguenza. «Ricomponiamoci… Questo stolto capirà a tempo e luogo il significato delle mie parole.» si disse il braccio destro del Re, per poi rilanciare: «Sarò un cavaliere. Ti faccio una proposta…»
«Eh…? Sarebbe a dire?» fece Crilin di rimando, a metà tra lo stupito e il diffidente.
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