Come promesso, ecco subito il nuovo capitolo! Buona lettura.

Cap. 33: Noblesse oblige.

Piccolo, dotato di fine sensibilità percettiva, aveva adocchiato con il proprio intuito tutta la serie di movi-menti sospetti ed inconsueti che quella mattina erano stati compiuti sul pianeta Terra. Aveva infine deciso di avere un ruolo attivo nella vicenda; si era mobilitato per raggiungere la depressione di Zambookah su appello di Goku, dopo che quest’ultimo aveva fallito, tentando di dissuadere Cooler dai suoi propositi. Approdato sul posto, aveva poi seguito tutte le battute del duello tra Gohan e Kreezer, attendendo il momento giusto per gettarsi nella mischia: così, si era frapposto quando l’inferiorità del suo allievo era ormai palese, ed ora stava bloccando l’attacco col quale il figlio di Freezer avrebbe voluto giustiziare il mezzosangue. Gli torse il braccio, facendogli provare una fitta lancinante all’altezza della spalla. Poi lo sollevò e, dopo avergli fatto fare una serie di giravolte per aria, lo scagliò a qualche decina di metri di distanza, trattandolo come il pivellino che effettivamente Kreezer dava l’impressione di essere, nonostante l’abnorme potenza. Infine prese in braccio Gohan con un certo affetto, mostrando il sorriso severo di un genitore che salva il figlio da un pericolo mortale: «È tempo di riposare, Gohan… Sei esausto…»
«Mi dispiace che anche contro questo nemico non sono stato in grado di cavarmela da solo…» confessò Gohan a bassa voce, quasi sospirando.
«Sei stato abile, comunque. Ho seguito il tuo combattimento per un bel po’, e aspettavo da tempo l’attimo propizio per intervenire… Non ti avrei mai lasciato perire, ma volevo vedere fino a che punto poteva spingersi la tua potenza, quando eri sottoposto ad un forte stress emotivo contro un nemico serio. Hai fatto grossi passi avanti, da quando abbiamo iniziato ad allenarci insieme, anche se non hai potuto dedicare molto tempo ai tuoi esercizi…» Ma il vero orgoglio fu per Piccolo constatare il coraggio e, perché no?, la sfacciataggine che aveva mostrato, rifiutandosi di soffrire per il dolore davanti al nemico e continuando imperterrito a sorridere, nonostante il dolore. Gohan aveva mostrato una crescita sia nella sfera combattiva che in quella psicologica, e sotto ambo gli aspetti il namecciano andava fiero del proprio allievo. Portò Gohan in disparte, e gli fece appoggiare la schiena ad una roccia, che per la sua posizione risultava in ombra, al riparo dal sole dato l’orario. Piccolo era venuto a sapere che i senzu erano in arrivo, ma non si era voluto allontanare per andare a recuperarli, per non perdere d’occhio lo sviluppo degli eventi.
«Adesso riposati: so per certo che arriveranno presto i soccorsi, e ti rimetterai entro breve. Nel frattempo misurerò la vera forza di quel dannato marmocchio e, se mi riesce, cercherò di sconfiggerlo.»
«… e se non ti riesce?» domandò, dubbioso, il figlio di Goku.
«… Qualcosa inventeremo.» tagliò corto Piccolo. «Ce la faremo… se c’è una cosa che ho imparato in questi anni, è che ce la facciamo sempre.» Se fosse convinto di quello che diceva o mentisse, lo sapeva solo lui; era certo che non voleva preoccupare Gohan più del dovuto. “Prima di tutto devo tenere impegnato questo mostriciattolo per più tempo possibile, e nel frattempo studiare le sue capacità, poiché con Gohan finora ha solo scherzato. Quando avrò le idee più chiare, elaborerò una strategia… e spero che per allora i senzu saranno arrivati, in modo che al limite anche Gohan possa darmi una mano.” Questi erano i pensieri che, pressappoco, si agitavano nella mente della parte malvagia di Dio.
«Uff… Vedete, soldatesse?» sbuffò Cooler che, seduto sul suo trono, poggiava sulle nocche un broncio visibilmente seccato e scontento, interpellando le due subordinate, non essendosi ancora accorto che una delle due si era allontanata. «In questo genere di situazioni c’è sempre uno sciocco in agguato. Il copione della rappresentazione drammatica è sempre lo stesso: ogni volta che uno sciocco si ritrova con le spalle al muro, arriva un altro sciocco desideroso di fare l’eroe. Tanto lo spettacolo finisce sempre in tragedia: muoiono tutti. Che tristezza, vero?»
«Avete perfettamente ragione, Maestà! Parole sagge!» rispose lesta Kodinya, per coprire l’assenza della sua collega. «Mi è capitato diverse volte di verificarle personalmente coi miei occhi.»
Nel frattempo, Kreezer si era rialzato senza troppa difficoltà ed aveva raggiunto Piccolo e Gohan. «Ehi tu, stangone!» esclamò rivolgendosi a Piccolo. «Come ti permetti di interrompere l’uccisione di Gohan?»
«Adesso sono io il tuo nuovo avversario, ragazzino! Andiamo a metterci di là e, se mi batterai, Gohan sarà tutto tuo.» lo invitò Piccolo, parlandogli col tono che si usa per i bambini piccoli e indicandogli col pollice un punto abbastanza lontano dal mezzosangue.
«Ma se nemmeno ti conosco!» esclamò Kreezer. «Lasciami fare e fammi concludere!»
Piccolo si oppose, sollevò Kreezer di peso e lo tenne per la coda, tendendo il braccio in avanti. Nonostante l’alieno scalciasse e si dibattesse come una piccola furia, riuscì a portarselo via, ad una discreta distanza di sicurezza, preoccupato all’idea che potesse mettere in atto i suoi propositi assassini. Lo gettò a terra, poi si tolse di dosso mantello e turbante - come al solito appesantiti per garantire un allenamento fisico costante - e dichiarò: «Ascoltami bene, moccioso! Io sono più forte di Gohan… quindi, se ti senti tanto forte ed in gamba, prima sconfiggimi… e poi sarai libero di fare quello che vuoi!» Aveva deciso di essere brusco e non ammettere repliche; una volta iniziato il confronto, avrebbe messo a punto una qualche strategia che lo avrebbe condotto alla vittoria.
«Frena, amico mio!» lo richiamò Cooler, interessato dalla svolta che i fatti avevano preso. «Che maniere sono queste? Presentati: tu chi saresti? E che diritto pensi di avere di intrometterti in questo combattimento?»
«Mi chiamo Piccolo e sono il maestro di Gohan! E anche se non ho il dispiacere di conoscervi personalmente, ho una vaga idea della vostra potenza.»
«Quale affronto, rivolgersi a me dandomi del tu, e usandomi parole di insolenza! Che pianeta di riottosi!» si indignò Re Cooler. «È chiaro che non sei un terrestre. A quale razza dell’universo appartieni?»
«Sono un namecciano.» Anche quel fastidioso interrogatorio era un buon sistema per prendere tempo, aspettando che qualcuno soccorresse Gohan.
«Un alieno di Namecc… ecco spiegato come mai conosci la nostra forza! Sarai anche tu una vecchia cono-scenza di mio fratello! Ad ogni modo, bando alle ciance. Tieniti fuori da questa battaglia, amico dalla pelle verde: questa è una questione di famiglia… il figlio di Freezer contro il figlio di Son Goku, il riscatto della nostra famiglia contro l’abietta genia dei Saiyan.»
Piccolo osservò in tono derisorio: «Sembra che siamo destinati a fare conoscenza con tutto il vostro albero genealogico, allora! Ad ogni modo, se non posso sostituire completamente Gohan perché è lui il vostro obiettivo finale, posso affiancarlo provvisoriamente e rendervi la vita difficile…»
«Sei stato sciocco. Se non fossi comparso qui dal nulla, saresti potuto restare in vita. Sei un perfetto estra-neo e nessuno aveva interesse a che ti presentassi qui fra noi…»
«Non è esatto… se questa è una questione di famiglia, mi riguarda, come mi riguarda ogni aspetto della vita di Gohan.» replicò Piccolo ghignando. «Diciamo che… sono il suo secondo padre.»
Cooler ribatté infine, stufo: «Vuoi aggregarti al ragazzino? E sia: te lo concedo. Tanto non avete speranze contro mio nipote, ora che si è scatenato… non sarà forte come me, ma può disintegrarvi entrambi in pochi minuti.» Poi, volgendosi verso Kreezer, lo esortò a dare di nuovo inizio alle danze. «Sentito, Kreezer? Un po’ di esercizio in più non ti farà male.»
Il bambino alieno non fu molto contento di questa decisione, ma dovette ubbidire, a pena di serie punizioni da parte dello zio; così, i due nuovi contendenti si trovarono a fronteggiarsi.