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Recensione Prince of Persia: Le sabbie del tempo

Giuseppe SchirruDi Giuseppe Schirru (11 novembre 2003)
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Ti aspetti il solito clone spazzatura, ma rimani spiazzato. Sei troppo condizionato dalla paura di trovarti di fronte una pseudo-bidonata, ma proprio quando le possibilità di avere tra le mani l'ennesimo seguito mediocre crescono a dismisura, la Ubi-Soft sforna il giocone. Il capolavoro. Il titolo che ti ricorda che nel mondo dei videogiochi qualcuno sa fare le cose per bene, che non è tutto bianco e nero ma ci sono anche le sfumature, e che il seguito di un prodotto che ha fatto storia non implica l'adagiarsi sugli allori da parte dei programmatori. Per molti è così, non per quelli della Ubisoft, consci del fatto che non tutti i giochi sono votati al vendere molto solo per il nome che portano, ma a volte, per la qualità di cui sono intrisi.

Quei favolosi fine anni Ottanta!
Se Raf rivedesse in un'ottica videoludica la canzone “Cosa resterà di questi anni 80”, a nostro avviso meriterebbe menzione un gioco creato dalla geniale mente di Jordan Mechner. Era l'alba dei tempi, se non altro di quelli videoludici. Il mercato muoveva i suoi primi passi, o almeno qualche annetto dopo avrebbe fatto il grande boom, ma in quell'era preistorica uscì uno dei giochi che senz'altro è entrato nella leggenda: Prince of Persia. La Ubi Soft tenta di dimenticare i vari seguiti usciti in tempi più recenti e, rifacendosi proprio al capolavoro di 15 anni fa, di tirar fuori dal cilindro un prodotto vincente. Ci sarà riuscita? Scopritelo con noi.
Prince of Persia: Le sabbie del tempo - Immagine 1
Prince of Persia: Le sabbie del tempo - Immagine 2
Prince of Persia: Le sabbie del tempo - Immagine 3
La storia, che ha tutta la magia delle fiabe e il fascino dell'oriente antico e misterioso, propone l'eterna ed estenuante lotta tra il bene e il male, impersonata nel primo caso dal prode principe nel tentativo di riportare la pace e la serenità. Il protagonista della vicenda infatti, definito solamente come “Principe” (il nome non è specificato), dopo aver sconfitto col padre le truppe del Marajah, rompe la clessidra contenente le sabbie del tempo, dal quale ne consegue il caos più totale e il regno cade nell'ombra. Toccherà a lui addentrarsi nel palazzo labirintico e risolvere la questione, riportando tutto alla normalità. Il tutto è “raccontato” da cut-scene altamente spettacolari e dialoghi abbastanza curati.

Ritorno al passato Episode I
PoP è un actionadventure che si rifà direttamente alla sublime creazione di Jordan Mechner del 1989, al quale è accomunato da un piacevole senso di deja-vu in numerosi passaggi di gioco e che potrà essere considerato, dai veterani della serie, come tecnicamente moderno ma dall'approccio old fashioned. Le comunanze col primo PoP finiscono a grandi linee qua, per il resto questo capitolo è un gioco del tutto nuovo, originale, moderno e che rilancia a grandi livelli il genere in cui si inserisce. The Sands of Time si propone al pubblico come un prodotto eclettico, riprendendo meccaniche di gioco che strizzano l'occhio a million seller quali Matrix o a prodotti più blasonati come Ico, condendo il tutto con combattimenti coreografici che ricordano il cinema di arti marziali Hong Kong style. Un miscuglio di generi dal quale scaturisce un gameplay innovativo e divertente, ricco di stile, perfettamente costruito e con trovate geniali, che si aggiungono allo scenario che fa da sfondo alla vicenda. Il tutto sostenuto da una grandiosa atmosfera e da un reparto grafico di primissimo livello. Il risultato più che positivo è auspicabile già dal sapere che dietro al talento di Jordan Mechner sta quello della Ubi Soft Montreal, per intenderci gli sviluppatori di Splinter Cell, scusate se è poco.
Prince of Persia: Le sabbie del tempo - Immagine 5
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