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Fondamentalmente, Parmenide parte da questo assunto: la realtà è fatta di doxa, apparenze, i sensi non possono dirci del mondo come esso è. Il pensare (meglio del termine pensiero, che può essere fuorviante perchè indicante realtà determinate) invece ha come proprio oggetto sempre e solo "cio che è", il "to ov", l'essere che ha quelle facoltà da te dette di unicità, finitezza, immobilità.
Ciò che rende rivoluzionario Parmenide è il fatto che per la prima volta conferisce astratezza ad una disciplina teoretica come la filosofia (si può parlare di nascita della metafisica), ma soprattutto è il primo che instaura il parallelo fra ESSERE--->PENSARE --->LINGUAGGIO: ciò che pensiamo inevitabilmente "è", "ciò che è" può essere detto, in quanto pensabile ed essente.
Si può comprendere maggiormente Parmenide se lo si pone in paragone con Eraclito: la fissità, l'unitarietà, la chiarezza della ragione che illumina l'essere di Parmenide con il movimento, il fluire eterno e infinito, il "chiaroscuro" epistemico (cioè, conoscitivo) di Eraclito.
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