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Recensione Legacy of Kain: Soul Reaver

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (18 febbraio 2000)
Una volta provveduto ai fabbisogni alimentari del protagonista, il giocatore si troverà di fronte al problema principale di scovare i capoclan e Kain e, per procedere nella propria avventura, dovrà esplorare attentamente la zona che lo circonda. Quest'ultima è inizialmente piuttosto limitata dalle debolezze di Raziel (che ad esempio non può nuotare o arrampicarsi), che potrà però apprendere nuove ed utili abilità assorbendo le anime dei suoi fratelli, ognuno dei quali risiede nel profondo del proprio castello, attorniato da torme di seguaci e da enigmi da risolvere. Una volta ucciso un capoclan, si imparerà una nuova azione e, seguendo uno schema vecchio come il mondo, la si potrà utilizzare per accedere a nuove aree, fino allo scontro finale con Kain in persona
Legacy of Kain: Soul Reaver - Immagine 2
Notare la posizione da battitore dei Giants
Finita la descrizione sommaria del gioco, passiamo alla parte più importante della recensione, e andiamo ad analizzare i vari aspetti positivi e negativi del tutto. Dal punto di vista tecnico, direi proprio che non c'è di che lamentarsi, e non si può non apprezzare l'impegno dei programmatori che hanno veramente realizzato ambientazioni e personaggi che, oltre ad essere graficamente superbi rispettano in pieno l'atmosfera molto cupa della trama. Ovunque troveremo palazzi in rovina, vessilli che ricordano l'antico splendore dei clan, buie gallerie piene di innominabili orrori... insomma, tutto quello che ci si potrebbe aspettare da una terra devastata per due millenni dalla follia di Kain è presente in maniera piuttosto massiccia, e il senso di distruzione è accentuato anche dalle parole di Raziel, che spesso inorridisce di fronte a ciò che rimane di quella che una volta era la sua terra. Anche il sonoro è decisamente d'atmosfera, l'unica piccola osservazione che mi sento di fare riguarda i doppiatori (comunque molto bravi) che hanno spesso prestato le voci a più di un personaggio senza variare in maniera decisiva tono e impostazione, e la cosa, come si può facilmente intuire risulta spesso fastidiosa