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Recensione Conquest: Frontier Wars

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (15 settembre 2001)
Dai tempi di Dune II a oggi tantissima acqua è passata sotto i ponti, o meglio, moltissimi strategici in tempo reale si sono affacciati, molti con grande successo, sul mercato dei videogame. E' incredibile vedere come, malgrado questi giochi siano molto simili tra di loro, ancora riescano a entusiasmare e ad accontentare un pubblico che sappiamo essere estremamente esigente. Ogni gioco di questo tipo cerca comunque sempre quel pizzico di originalità che possa differenziarlo da altri titoli concorrenti. In questo Conquest: Frontier Wars raggiunge pienamente il suo obiettivo. Su un canovaccio ormai consolidato e riconosciuto come valido, il gioco ha sviluppato alcune idee che, senza mai stravolgere il progetto originale, riescono a fare di questo titolo qualcosa di notevolmente diverso e nuovo
Conquest: Frontier Wars - Immagine 1
Il menù delle opzioni, in perfetto stile futuribile, è decisamente accattivante
L'ambientazione di Conquest: Frontier Wars è fantascientifica. Tre razze i Terran, i Mantis e i Celareon, si combattono per la conquista della galassia. Nel gioco sono disponibili tre campagne, in ognuna delle quali possiamo controllare una delle tre razze. Le tre razze sono estremamente diverse tra di loro, non solo fisicamente, ma anche come tipo di approccio al nemico e al combattimento. I Terran siamo noi umani, e credo che non ci sia bisogno di aggiungere altro, dovremmo conoscerli piuttosto bene. I Mantis sono classici insettoni: sembrano preferire decisamente le armi pesanti, poche ma potenti, e si profilano secono lo stereotipo "tutti muscoli e poco cervello", insomma del genere "Ti spiezzo in due!". I Celeron sono invece estremamente evoluti e utilizzano armi laser di estrema efficacia. La loro tattica preferita è quella di colpire velocemente e improvvisamente per poi fuggire a rotta di collo. Come? Non vi sembra di vedere grosse novità. Avete ragione, ma non ancora è tutto
UN INSOLITO PUNTO DI VISTA
Nei comuni strategici in tempo reale, tutti gli accadimenti si svolgono su di un terreno più o meno solido. Si costruisce una città, caserme, fabbriche e quant'altro, quindi si producono soldati, veicoli e si va all'assalto del nemico. Questi concetti ancora si trovano in Conquest: Frontier Wars, ma la (parziale) novità è che si sviluppano nello spazio. Le varie strutture sono realizzate da un'astronave chiamata Fabricator, che realizza intorno a un pianeta una vera e propria cintura di elementi in grado di produrre oggetti o tecnologie. Le risorse per costruire questi elementi sono raccolte, su asteroidi o nebule, da altre astronavi che, guarda caso, si chiamano Harvester. Ovviamente le strutture costruite possono essere oggetto di migliorie e la loro realizzazione permette di averne a disposizione ancora di nuove. L'animazione della costruzione di strutture e astronavi è superba ed estremamente affascinante. Più volte abbiamo perso del tempo prezioso solo per il gusto di vedere in opera questi costruttori spaziali. Intorno a un pianeta possono essere edificate poche strutture, ecco quindi iniziare un viaggio di esplorazione alla ricerca di altri pianeti da colonizzare. Uno degli elementi più originali che si trovano in Conquest: Frontier Wars sono i warmhole, ossia dei tunnel spaziali che collegano velocemente un sistema planetario con un altro. In pratica, cliccando su un warmhole, è possibile accedere a un'altra mappa che amplia così lo spazio vitale in cui si muovono le nostre astronavi e si possono gestire contemporaneamente sino a sedici mappe concatenate tra di loro! Questo sistema risulta estremamente intrigante e rende il gioco appassionante aumentandone longevità e giocabilità
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