Cap. 7 - Good leader/Good fighter

Kapirinha iniziò quindi a far qualcosa che Kodinya in vita sua aveva visto fare solo da Vegeta, poco tempo prima. Concentrandosi, la ragazza del Peyote Team, iniziò a potenziarsi e ad aumentare il proprio livello combattivo, come l'ex collega di Vegeta poté constatare accendendo il proprio scouter. Adesso la piccola combattente era avvolta da una sorta di lingua di fuoco rosea in continuo e fluido movimento. Con un balzo si diresse verso Kodinya e iniziò a saettare a zigzag ad altissima velocità, per poi portarsi alternativamente – sempre in modo rapido – sopra la testa della nemica e poi sotto, a destra e a sinistra. Sopra, sotto, destra, sinistra, destra, sotto, sopra, sinistra, sotto, destra, sopra... Kodinya faticava davvero a seguirla. Pensò: “È rapidissima... mai vista una cosa simile...!” A quel punto, impossibilitata a seguirla con gli occhi, si vide comparire frontalmente il viso risoluto di Kapirinha che, a pochi centimetri da lei, gridò «Sorpresa!» per poi sferrarle un pugno furioso allo sterno, poderoso nonostante le piccole dimensioni della sua mano. Kodinya perse il controllo di sé e finì per precipitare, attraversando l'aria ad altissima velocità verso il suolo desolato del pianetino, per sprofondare sotto terra. All'impatto il terreno si spaccò in mille frammenti rocciosi sollevando un immane polverone. Da sotto il mucchio di detriti rocciosi, Kodinya emerse indolenzita dopo qualche minuto. “Wow, che male... il pugno più potente che abbia mai preso... incredibile!” Poi urlò con entusiasmo all'avversaria: «Ehi piccola, sei molto forte! Scusa se ti ho sottovalutata solo perché sei carina!»
«E considera che non sono nemmeno al massimo! Se voglio, ti distruggo in due minuti... nasona!»

Quando le due ragazze furono svanite dalla loro vista, gli altri due componenti del Peyote Team si trovavano faccia a faccia con Vegeta. Quest'ultimo domandò loro: «Quindi vorreste osare combattermi, eh? Complimenti per il vostro notevole fegato!» Vegeta era chiaramente intenzionato a far pesare la propria superiorità sui due nuovi avversari.
«Sì. Il nostro programmino lo conosci... al più presto possibile, sarai consegnato alla colonia cooleriana più vicina» rispose Peyote.
«Ahahahah!» scoppiò a ridere il Principe dei Saiyan. «Ma ti sei visto? Sei semplicemente patetico... penoso, per non dire di peggio!» affermò marcando le parole. «Hai assunto questo atteggiamento da leader serio e autoritario, ma caratterialmente sei una mezza tacca senza carisma... se non fossi così forte, i tuoi seguaci nemmeno avrebbero una ragione per obbedirti! Oltretutto sei anche un cafone ineducato, direi, a giudicare dal tuo linguaggio becero!» constatò Vegeta con spietatezza, mentre il volto di Peyote diventava sempre più truce, a denti sempre più stretti; l'espressione esprimeva un nervosismo indicibile. Senza mezzi termini, il Principe continuò i suoi affondi: «Lascia che ti dica una cosa che mio padre, il Re dei Saiyan, disse a me. Lui sosteneva che il fascino di un vero leader non deriva dalla sua potenza, benché questa sia un fattore determinante nell'assumere il comando. Leader è colui che ha una forte personalità, oltre che una potenza elevata; se vuoi mantenere un ruolo dominante, devi avere il talento di attirare proseliti e seguaci, convincerli della tua superiorità rispetto ai concorrenti. Troverai sempre qualcuno più forte di te nello spazio, ma la mera forza bruta non ti aiuta ad essere il miglior capo possibile! Lo dimostra il fatto che, per invocare rispetto, senti il bisogno di alzare la voce e urlare istericamente. In conclusione tu non hai alcuna delle doti che ti ho elencato: non sei un capo, sei nato per servire... sei solo un pallone gonfiato che ha avuto la fortuna di ottenere una potenza artificiosa! Non potrei mai fare uso di un trucchetto così ignobile per rafforzarmi, preferisco mille volte allenarmi a modo mio! Del resto, chi ha ottenuto grandi poteri in maniera affrettata, non sarà in grado di gestirli al meglio! Sarà un combattente incompleto, finché non impara a gestirli!»
L'analisi di Vegeta era acuta e corretta. Peyote doveva essere un personaggio alquanto insicuro della propria autorità, se sentiva il bisogno di ribadirlo così spesso a gran voce. Chi conosceva Vegeta, invece, poteva testimoniare che gli bastava rivendicare il titolo di Principe dei Saiyan per richiamare il rispetto e l'autorevolezza che pretendeva dagli altri. Vegeta non era solito regalare queste perle a dei perfetti estranei; in questo caso, il suo scopo non era puramente educativo: aveva una gran voglia di umiliare un borioso combattente.
«Devi ammettere che non ti aspettavi una concezione così raffinata dall'appartenente ad una razza che ha fatto della forza e del combattimento la propria ragione di vita...» sorrise Vegeta con uno sguardo che esprimeva sfida.
«Chiudi il buco! Sai che sei proprio stronzo?» sbraitò senza ritegno il boss del Peyote Team.
«Capo, la prego. Ignori le provocazioni o farà il suo gioco; plachi la sua ira e lasci fare a me. Voglio essere io a combatterlo: io sono l'erede di una razza attaccata e trucidata immotivatamente; lui è l'erede di colui che in quell'occasione capeggiava gli invasori. Credo sia mio dovere morale adempiere a questa resa dei conti. Del resto, ci è noto che il suo livello di combattimento si era attestato attorno ai livelli di Kyui. Riuscirò sicuramente a venirne a capo, con la mia nuova potenza.» Zabov, da bambino, era stato spettatore di un copione tradizionale, andato in scena centomila volte e più: un manipolo di Saiyan, al servizio di Freezer, aveva conquistato con la violenza un pianeta i cui abitanti ben poco potevano contro gli scimmioni dall'immane potere. Dopo una strage di migliaia di civili, in quell'occasione specifica avevano avuto ordini dall'alto di risparmiare parte della popolazione indigena superstite, per ridurla in schiavitù ed adibirla alle più disparate attività, anche a quella militare. Il tiranno era contrario alla distruzione gratuita di potenziale capitale umano; e inoltre adorava deludere il desiderio di sangue di quelle bestie. Come si sarà capito, Zabov dopo anni di servizio era diventato uno dei più forti esponenti della propria razza, se non proprio il più forte.
Zabov e Vegeta si fronteggiavano a poca distanza: il primo, con uno sguardo scuro pieno di odio, accese lo scouter, sempre utile a quantificare la potenza nemica; il secondo, con un sorriso arrogante, fece cenno allo sfidante di avvicinarsi. Innervosito, Zabov scattò in avanti con il pugno destro pronto a colpire. Sferrò il pugno, ma colpì solo l'aria, perché, perché il Saiyan si spostò evitandolo con facilità; l'attacco andò a vuoto. Il guerriero del Team non si abbatté e rilanciò con una rapida sequenza di pugni, tutti parati senza sforzo. Zabov decise di ricorrere ai calci, cercando di rendere più complicata la propria tecnica d'attacco, in modo che Vegeta avesse maggiori difficoltà a difendersi. Ma non cambiò nulla. Vegeta si muoveva rapidamente senza batter ciglio, e il suo avversario non riusciva a mettere a segno nemmeno un colpo.
«Una volta eri pari a Kyui, Vegeta... o sbaglio?» domandò Zabov con un leggero fiatone. Non sospettava che avrebbe faticato così.
«Non sbagli... Peccato, però, che quell'idiota sia stato ammazzato da me!» li informò Vegeta.
«Quindi sei migliorato da allora, e sicuramente di molto... come sospettavo... il problema è capire di quanto!» Poi voltò la testa verso il suo leader: «Capo, le chiedo di intervenire! Anche lei si sarà reso conto, che combattendo da soli non siamo in grado di sconfiggerlo... Se combattiamo in due, potremo farcela! E dobbiamo farcela assolutamente!»
«Non chiedo di meglio... lo sai che non vedo l'ora di alzare le mani su questo bastardo del cazzo!» rispose Peyote, calcando le ultime parole e facendo scrocchiare le nocche delle mani. Si portò in posizione di attacco, con le mani pronte a sferrare dei colpi di karate.
Era uno strano duello. A Vegeta vennero in mente i combattimenti del periodo in cui la squadra Saiyan, alla conquista dei pianeti, affrontava il migliore o i migliori esponenti del pianeta attaccato. Di solito, l'opponente, nonostante la sua impotenza, avrebbe ostinatamente dato il tutto per tutto fino ad esaurire completamente le proprie energie in maniera alquanto sciocca. L'alieno dalla pelle blu era però un tipo piuttosto accorto, per cui aveva chiamato in rinforzi subito dopo essersi reso conto della propria inferiorità.