EPISODIO 25: LA NASCITA DI UNA NUOVA LEGGENDA

“Sembra che la rabbia gli abbia ridato vigore e determinazione! Quello che ha visto deve essere stato realmente terribile!” disse una figura, in un luogo totalmente diverso rispetto a quello dove si stava svolgendo la battaglia, che stava seguendo l’andamento dello scontro da una sfera di cristallo. “Kakaroth mi sembra profondamente turbato! Mi dispiace che soffra tanto, ma immagino non vi fosse altro da fare!” aggiunse una voce femminile al fianco di quella che aveva parlato in precedenza. “Mi piacerebbe andare a dargli una mano! Erano anni che non mi sentivo prudere tanto le mani! Non hai idea di quanta voglia avrei di far abbassare la cresta a quel farabutto con le ali! Purtroppo non vi è modo di uscire da qui e raggiungere il Paradiso!” disse l’altra voce, che era quella di un maschio. “Non rammaricartene troppo, Bardack! Intendiamoci, anche a me piacerebbe andare ad aiutare nostro figlio… ma oggettivamente neppure noi potremmo fare molto contro Latan! L’unico che avrebbe delle possibilità è Ananke… si, lui potrebbe farcela, ma analogamente a noi, egli non può lasciare il Limbo!” rispose la propria interlocutrice Mellon, sua moglie. “Tsk… e dov’è adesso quello stupido vecchio mentre nostro figlio combatte per la salvezza della galassia? A farsi un sonnellino! Ma quanto diamine dorme quel vecchio rincoglionito?” disse con sarcasmo Bardack. “Beh… non potendo intervenire di fatto sarebbe stato come un leone in gabbia, considerando poi come lui e Latan si conoscano e i rapporti che li legano siano reciprocamente non idilliaci…” osservò Mellon. Bardack per un attimo provò ad immaginare la scena, e nella sua mente si materializzò l’immagine di Ananke che calciava via la sfera di cristallo in un impeto di rabbia urlando “Latan! Sei il solito idiota! Quando la smetterai di correre dietro alle tue cause idiote? Ti ritieni una grande e imbattibile divinità eh? Vieni qui e prenditela con me se ne hai il coraggio! Ti prendo quella spada della malora e te la ficco su per il c…”. Bardack ridacchiò sommessamente, per quanto egli fosse totalmente preso dalla sorte del figlio doveva riconoscere che quella sarebbe stata una scenetta assai divertente. Ad un certo punto Bardack cadde in ginocchio, respirando affannosamente, come se stesse risentendo di un enorme sforzo. “Non agitarti, Bardack! Trasmettere la tua abilità di precognizione a Kakaroth, sia pure per pochi minuti, da una dimensione isolata come questa a dove si trovava nostro figlio ha richiesto uno sforzo disumano da parte tua!” disse con tono apprensivo Mellon. La donna saiyan tornò a fissare la sfera. Loro avevano fatto quello che potevano, e poco importava se il loro figlio non avesse mai saputo che quell’aiuto era giunto nientemeno che da suo padre… ora tutto dipendeva da Kakaroth, ovvero Goku.
“Muori, Goku! La tua buona stella ti ha concesso di salvarti dal primo colpo di Ebonrule, ma il prossimo sarà quello che stroncherà definitivamente la tua esistenza!” disse Latan, sollevando la propria arma leggendaria. Goku sapeva che l’angelo caduto aveva ragione. Non avrebbe potuto sopravvivere ad un secondo colpo ed egli stesso aveva la forza per sferrare solo un ultimo attacco. In che modo avrebbe potuto tuttavia attaccare? Lo Ryuken e la Kamehameha si erano rivelati del tutto inefficaci e non vi era tempo per ricorrere alla Genkidama, ammesso e non concesso che si potesse rivelare risolutiva. Ad un tratto però, il saiyan si pose una domanda, formulando un’ipotesi di punto debole che l’angelo caduto avrebbe potuto avere. “E’ stato realmente il desiderio di non imbrattare di sangue la propria arma a spingere Latan a non ricorrere ad Ebonrule fino ad ora? Lo trovo plausibile, ma… se così non fosse? Se la sua remora a farne uso fosse figlia del fatto che essa rappresenta la sua fonte di forza ma, al contempo, il suo punto debole? Non posso avere la certezza che quanto penso sia esatto, ma è l’unica soluzione che mi viene in mente! Devo spezzare quella spada!” pensò tra se e se il saiyan. Goku aveva deciso, avrebbe tentato, del resto presto la lama violacea di Ebonrule si sarebbe abbattuta su di lui, dunque non aveva tempo di pensare ad altro. Il padre di Gohan si trasformò in Super saiyan III e raccolse tutta la propria energia in un pugno. I suoi occhi erano grondanti di lacrime, tanta era la determinazione che lo animava. Il suo animo era una supplica al fato, un’implorazione che l’idea che aveva avuto fosse quella giusta e che, soprattutto, il saiyan avesse avuto la forza per metterla in pratica. Gokuscagliò contro Latan nell’istante esatto in cui egli aveva iniziato ad abbassare la propria spada. Vi fu un’esplosione di luce accecante. Il pugno di Goku e la lama di Ebonrule collisero l’uno contro l’altra. “Cosa stai cercando di fare, Goku?” chiese sorpreso Latan, il quale poi pensò “Che abbia dunque compreso?”. Goku colse l’inquietudine nella voce dell’angelo caduto. Non vi erano dubbi. Era proprio Ebonrule il punto debole di Latan, e spezzandogliela il saiyan avrebbe ottenuto la vittoria. Ad un tratto però sul volto del malvagio apparve un sorriso di scherno, Goku sentì una forza incredibile schiacciarlo verso il basso, provò un dolore lancinante, e fiotti di sangue schizzarono da ogni parte del suo corpo. La pressione della spada demoniaca aveva ulteriormente aperto le innumerevoli ferite riportate dal saiyan. Il figlio di Bardack urlò per l’agonia che pervadeva ogni membra del suo corpo. “Povero idiota! Eri davvero convinto di poter spezzare la mia spada con la tua ridicola forza? Neppure Ananke, l’unico guerriero capace di sconfiggermi ai tempi delle grandi guerre demoniache è riuscito mai nemmeno ad incrinare la lama di Ebonrule! Hahahaha!!!” tuonò Latan. Ad un tratto però la lama dell’infernale arma iniziò a risplendere di una luce intensissima. “Cosa? Che sta succedendo? E’ la prima volta che vedo Ebonrule emanare una luce di questo tipo!” sussultò Latan. L’arma dell’angelo caduto iniziò a vibrare, come scossa da una forza misteriosa, lasciando sempre più incredulo il malvagio dalle ali nere. “No… sono i Re Kaioh! E Arier! Stanno agendo dall’interno della spada! Non può essere! Chiunque venga assorbito dalla mia spada cade in uno stato di catalessi da cui è impossibile risvegliarsi!” pensò Latan per poi volgere il suo sguardo a Goku. Il suo occhio era traboccante di odio. “Tu!!! Sei stato tu! Come hai fatto!? Dannato!!!” urlò l’angelo caduto. Il saiyan non rispose, sembrava che non si stesse rendendo conto nemmeno lui di quanto stava accadendo. Non era stato qualcosa di volontario, era stata unicamente la forza di volontà del saiyan, che andava aldilà di oltre limite umano, a svegliare le divinità e lo zefiriano all’interno della spada. Ora Ebonrule subiva forti sollecitazioni tanto dall’interno quanto dall’esterno, e ben presto accadde l’incredibile: una crepa apparve sulla lama della spada. “Nooo!!! Non può essere vero!!! E’ assurdo!!! Smettila subito!!!” urlò Latan, per la prima volta realmente in preda al panico. Goku per tutta risposta emise un urlo disumano e con un ultimo sforzo spezzo in due la leggendaria spada demoniaca! Il miracolo era avvenuto. La forza d’animo di Goku era stata tale da risvegliare le divinità rinchiuse nell’arma infernale, ciò aveva reso possibile la sconfitta di Latan. Non vi erano dubbi: il figlio di Bardack non era una persona qualunque, il suo potere interiore era quello di una persona a cui era data la facoltà di compiere dei miracoli, e l’angelo caduto l’aveva scoperto nel modo peggiore. Un bagliore intensissimo venne emanato dal petto del malvagio essere, il quale aveva realizzato come fosse giunta la sua fine. “Impossibile!!! Il mio corpo si sta disintegrando assieme alla spada!!! Nooo!!! Gokuuu!!!!! Che tu sia maledetto!!!!!!!! Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaarg!!!!!” in un’esplosione colossale, simile a quella di una stella, l’angelo caduto scomparve, senza lasciare più nulla a testimonianza della sua precedente esistenza. Stavolta non era mera illusione, il trionfo delle forze del bene era realmente avvenuto, e Goku era riuscito a salvare l’universo intero da un pericolo fatale, e anche se nel mondo dei vivi nessuno sarebbe venuto a conoscenza dell’impresa da lui compiuta, i Re Kaioh, Arier ed Elore, Pai Ku Han, e tutti coloro che vivevano nel Paradiso sapevano che l’aver sconfitto Latan aveva consacrato il figlio di Bardack come un nuovo eroe leggendario.