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Demente precario
Grazie a tutti per i complimenti! Ecco un altro capitolo! 
EPISODIO 11: COME CADDE UN ANGELO
Latan, l’angelo caduto, l’entità risvegliatasi dalle profondità più dimenticate dell’Averno e che minacciava l’esistenza stessa dell’universo come lo si conosceva, si era imbattuto in un ostacolo inatteso nella realizzazione del proprio disegno. La dipartita del Re Kaioh del Nord, avvenuta cinque anni prima, rappresentava una complicazione non prevista, in quanto ciò inficiava in maniera negativa il potere da lui ottenuto assimilando tale divinità tramite Ebonrule. Egli se ne stava seduto sul bordo della torre, con le gambe a penzoloni, osservando la lama della propria leggendaria spada risplendere intensamente di una luce celeste, chiaro segno di come l’energia di tutti i Re Kaioh fosse ormai diventata parte di quell’arma incredibile. “Non è sufficiente! Dannazione! Sarebbe bastato che tutti i Re Kaioh fossero stati ancora vivi, e a quest’ora avrei avuto la strada spianata per l’universo dei viventi! Mi domando come possa essere accaduta una cosa del genere! I Re Kaioh non si arrischierebbero mai a combattere delle battaglie in prima linea! Non è quella di essere dei guerrieri la loro funzione! Non lo è mai stata sin dalla notte dei tempi! Come diavolo ha fatto quella palla di lardo azzurro a lasciarci le penne?” pensò tra se e se l’angelo caduto con espressione a dir poco contrariata. “Latan! Voltati e affrontami, angelo caduto! Non prima di avermi detto che ne è stato dei Re Kaioh!” risuonò ad un tratto una voce. Alle spalle di Latan, aveva fatto la propria apparizione la figura di Arier. Lo zefiriano aveva raggiunto in breve la cima della torre, non incontrando ostacoli, e ora si apprestava a fronteggiare quel guerriero leggendario. Egli era risoluto, ma nondimeno concentrato, in quanto sapeva di avere a che fare con un avversario formidabile, probabilmente il più pericoloso che avesse mai affrontato. “E così… qualcuno è riuscito a giungere sino al mio cospetto! I miei araldi stanno facendo venir meno la fiducia che ho riposto nei loro confronti! In questo caso, tuttavia, ciò non è necessariamente un male!” affermò Latan, per poi voltarsi in direzione dello zefiriano. I due guerrieri si trovarono quindi faccia a faccia. Arier si rese conto di provare una certa fatica nel reggere lo sguardo di quell’essere di origini ancestrali, il suo oscuro carisma lo metteva in uno stato di soggezione, e solo la sua tempra gli consentiva di non abbassare la testa, sforzandosi di fissare l’unico, grande e freddo occhio di Latan. Non sarebbe stato esagerato pensare che il carisma e lo spirito dell’angelo caduto sarebbero stati di per loro abbastanza forti da far perdere i sensi a qualcuno con una psiche più debole rispetto a quella di Arier, come del resto era avvenuto a Re Kaioh del Nord, che non aveva retto lo sguardo d’imperio del malvagio ed era di fatto collassato innanzi a lui senza che questi lo avesse affatto toccato. Lo zefiriano tuttavia era conscio dell’importanza di dare ad intendere a Latan come egli non provasse timore nei suoi confronti. Forse, in realtà, un sentimento di paura albergava in fondo al cuore di Arier, ma il desiderio di annientare chi aveva osato nuocere ai propri maestri, e agli altri Re Kaioh, era un sentimento molto più forte, e prevaricava ogni possibile incertezza che potesse turbare l’animo del compagno di Elore. “Dei tuoi lacchè si stanno occupando i miei compagni! Loro mi raggiungeranno non appena se ne saranno sbarazzati, ma è mia intenzione far si che, quando giungeranno qui, tu abbia già cessato di esistere!” affermò perentorio Arier, dando seguito con le parole alla risolutezza del proprio atteggiamento. “Ambiziosa la tua intenzione… ma fiero il tuo animo! Non è da tutti avere l’ardire di rivolgersi a me in modo tanto irriverente! Mi piaci! Posso conoscere il tuo nome e il tuo lignaggio?” rispose Latan con un sorriso compiaciuto. “Il mio nome è Arier! Ex sovrano dello scomparso pianeta Zefiro! Uno dei tre prediletti di sua eminenza Dai Kaioh!” affermò lo zefiriano, per poi aggiungere “Ora, visto che ho avuto la gentilezza di soddisfare la tua richiesta, abbi la compiacenza di rispondere a quanto prima ti ho domandato a mia volta… dimmi che ne è stato dei Re Kaioh, e bada… per la tua incolumità ti conviene non aver torto loro nemmeno un capello!”. Il tono di Arier era calmo, ma minaccioso, il che lo rendeva capace di suscitare inquietudine nei nemici, in quanto ciò era chiaro segno di quanto egli sapesse dimostrarsi spietato. Latan, tuttavia, non si fece intimidire, nulla sembrava in grado di far vacillare le certezze dell’angelo caduto. “La mia incolumità, dici? Mi rincrescere dirtelo, ma non credo tu abbia i requisiti per metterla a repentaglio! Tuttavia risponderò alla tua richiesta, peraltro legittima!” e così dicendo Latan mostrò la lama della propria Ebonrule allo zefiriano. “Stanno bene… non ho ferito nessuno di loro, a parte il tuo caro mentore Dai Kaioh, ma non mi aveva lasciato molta alternativa… non voleva collaborare! Nulla di grave comunque… si è fatto più male lui da solo con il suo stupido Kaiohken di quanto gliene abbia inflitto io… ora si trovano tutti nella mia spada!” spiegò Latan. Arier si accigliò, a quanto pare era arrivato troppo tardi per salvare totalmente i Re Kaioh, ma al contempo era da considerarsi un bene sapere che comunque si trovavano ancora da qualche parte, sebbene non gli fosse ancora chiaro come poterli liberare. “Su! Non fare quella faccia! Dovresti essere contento che delle persone a cui tieni tanto finiscano con il contribuire alla creazione di un nuovo e migliore universo!” esclamò Latan, per poi sospirare e continuare dicendo “Purtroppo si è presentato un problema… dal punto di vista delle attitudini, Ebonrule attualmente sarebbe in grado di permettermi di fare ciò che ho in mente… però, mentre assimilavo i nostri cari vecchietti, mi sono accorto che, ahimè, il re del Nord era passato prematuramente a miglior vita… e di conseguenza, al momento mi trovo leggermente deficitario in termini meramente energetici!”. A quel punto, il volto dell’angelo caduto si illuminò improvvisamente, quasi assumendo un’espressione gioiosa, per quanto visibilmente malvagia. “Sei fortunato, Arier! Presto potrai ricongiungerti ai tuoi cari maestri! Perché l’energia che mi manca per squarciare il velo dimensionale, la otterrò proprio assimilando te!” esclamò l’angelo caduto, spalancando le braccia, quasi ad invitare provocatoriamente Arier a gettarsi tra le sue grinfie. Questa asserzione lasciò stupito lo zefiriano, che mosse un passo all’indietro. “Come sarebbe a dire? Dal fatto che tu abbia scelto proprio i Re Kaioh come tua fonte di energia, deduco che la tua spada possa ottenere energia solo da esseri divini!” disse Arier, sospettoso e preoccupato. “Hai indovinato… infatti devo dire che sono anche io piuttosto sorpreso! Ma la mia Ebonrule sta brillando… “ disse l’angelo caduto, la cui spada era appunto lucente di un bagliore purpureo. “Questo significa che, sia pure ad un livello irrisorio, c’è qualcosa di alto e divino in te! Dimmi… una qualche entità celeste ha forse cercato di ghermirti in passato?” chiese l’angelo caduto. “Questi non sono affari tuoi!!!” urlò Arier, dimostrando come fosse stato punto sul vivo, e come Latan avesse toccato un argomento di cui lo zefiriano non era intenzionato a parlare. “Ehi! Non ti scaldare! Puoi anche fare a meno di rispondere! Non mi interessa poi molto, dopotutto! L’unica cosa importante è che tu abbia quello che mi serve! Ora, non mi resta che prendermelo! Sempre ammesso che tu non agisca di buon senso, e decida di consegnarmelo spontaneamente!” mormorò beffardo l’oscuro araldo del male.
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