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Demente precario
EPISODIO 3: UN NUOVO TORNEO
Erano ormai trascorsi cinque anni dal giorno in cui Goku aveva conosciuto Arier ed Elore. Oramai nei loro scontri di allenamento la situazione si era totalmente invertita, con i due zefiriani che non riuscivano a vincere contro il saiyan neppure combattendo insieme. L’inizio della fine per la supremazia degli zefiriani era stato il raggiungimento di Goku del secondo livello del Super saiyan. Rispetto a Gohan, peraltro, Goku era diventato molto più potente, in quanto si era allenato costantemente in quello stadio. Ci si intenda, non è che battersi contro la coppia di zefiriani insieme fosse per Goku uno scherzo nemmeno in quello stato, ma alla fine riusciva comunque ad avere la meglio, anche se dopo scontri che potevano durare anche delle ore. Questo perché, ovviamente, trovarsi di fronte ad un avversario tanto abile giovava anche ad Arier ed Elore, che erano sostanzialmente migliorati rispetto alla prima volta che si erano battuti con Goku.
Anche quel giorno, comunque, Arier ed Elore si erano trovati lunghi distesi per terra, sconfitti dalla nuova potenza del padre di Gohan. Goku se ne stava in piedi, malconcio ma trionfante, col volto pieno di lividi ma con un’espressione soddisfatta sul volto. La sua aura dorata, attraversata da scariche di energia azzurra splendeva come una stella a illuminare la stanza celeste, accentuando la sensazione di potenza che si aveva di lui al solo guardarlo. “Ci hai battuto di nuovo, a quanto pare!” constatò Arier, rimettendosi in piedi. “Già, oramai Gokuccio ci ha superati!” aggiunse Elore. Goku tornò normale “Beh, lo devo a voi se sono diventato tanto forte! Comunque oggi ho faticato di più a sconfiggervi rispetto all’ultima volta!” disse il saiyan sorridendo. “Beh, impariamo anche noi!” disse Arier. “Meglio così! Mi piace che la competizione rimanga viva tra di noi!” concluse Goku.
In quel momento una voce attirò l’attenzione dei presenti. “Ciao ragazzi! Come vanno le cose?” disse Dai Kaioh, il nuovo arrivato. “Salve Dai Kioh! Che sorpresa! Direi che va tutto alla grande, grazie!” lo accolse Goku. “Ciao nonnino! Che ci fai qui?” chiese poi Elore. Dai Kaioh borbottò qualcosa sommessamente, comprendendo come ripetere per l’ennesima volta alla zefiriana di non chiamarlo così fosse inutile, quindi disse “Ho una notizia per voi!”. “Di che si tratta, maestro?” chiese Arier, incuriosito. Anche Goku ed Elore ascoltarono con attenzione quanto aveva da dire la divinità. “Allora… visto il grande successo del torneo di cinque anni fa, io e gli altri Re Kaioh abbiamo pensato di organizzarne un altro! Stavolta però sarà una cosa di dimensioni colossali, in quanto non si tratterà di qualcosa di imbastito all’ultimo istante come la scorsa volta! Stavolta parteciperanno molti più concorrenti! Che dite? Vi va di partecipare?” chiese Dai Kaioh. “Un torneo? Magnifico! Certo! Può contare su di me!” esclamò subito entusiasta Goku. Dai Kaioh annuì compiaciuto, quindi si rivolse ai due zefiriani “Che ne dite di partecipare anche voi stavolta?”. “Io ci sto! Potrebbe essere divertente!” affermò Elore. “Mmmm… perché no? Parteciperò anche io! Non credo che batterò Goku, sebbene non sia detto… però voglio ribadire che, dopo di lui, il migliore del Paradiso resto io!” asserì determinato Arier. “Fantastico!” si compiacque Dai Kaioh. “Scusi, Dai Kaioh! Sa per caso se parteciperà anche Pai Ku Han?” chiese Goku. “Certamente! Quel ragazzo si è allenato come un pazzo in questi anni! E’ fermamente intenzionato a batterti stavolta!” rispose la divinità. “Urka! Meglio di così non potrebbe andare! Sono davvero curioso di vedere quanto è diventato forte!” esclamò il saiyan, al settimo cielo. “Hehehe… fossi in te non mi preoccuperei troppo di quel tale, Goku! Aspettavo un’occasione di questo genere per sfoderare una delle mie nuove armi! E con questa vedrai che ti sconfiggerò! Non sarebbe stato soddisfacente batterti in allenamento! Vedrai come ti frego! Hehe!” pensò Arier guardando il saiyan con aria sorniona, a dimostrazione di come il saiyan non fosse l’unico ad aver fatto tesoro degli allenamenti sostenuti in quegli anni. Non doveva stupire che lo zefiriano coltivasse il desiderio di infliggere uno smacco di quelle proporzioni al saiyan, in quanto, pur essendo meno avvezzo alle frivolezze rispetto ad Elore, ogni tanto gli faceva piacere giocare dei tiri mancini, e la sua apparente imperturbabilità in questo senso lo aiutava, visto che, di norma, nessuno era portato ad aspettarselo da lui. “Il torneo avrà luogo tra una settimana! Gli altri Re Kaioh si sono già riuniti qui, dunque, che ne dite di venire a salutare i vostri vecchi maestri?” propose Dai Kaioh. “Urka!!! Re Kaioh è qui? Da quanto tempo non lo vedo! Ho proprio voglia di fargli vedere quanto forte sono diventato!” esultò Goku. Arier, da par sua, sorrise dicendo “E anche il vecchia regina dell’est si trova qui? Accidenti! Saranno secoli che io ed Elore non vediamo la nostra vecchia maestra!”. “Cosa???!” trasalì Goku, “Quella svitata sarebbe stata la vostra prima maestra?” chiese incredulo il saiyan, per poi pensare “Beh… in effetti anche Arier ed Elore sotto certi aspetti sono un po’ eccentrici… direi che i conti tornano…”. “Ehi! Modera i termini! La nostra maestra non è svitata!” disse Elore prendendo le difese della maestra, “Dai Elore! Un po’ si, ammettilo!” esclamò Arier divertito. “Beh in effetti… hehehe… però è una brava maestra!” asserì la ragazza. “In effetti avrei dovuto pensarci! Anche Arier ed Elore devono aver trascorso un millennio di apprendistato presso uno dei Re Kaioh prima di ricevere le lezioni di Dai Kaioh da cui poi si sono stabiliti definitivamente… “ pensò poi Goku “Io per la Galassia del Nord, Pai Ku Han per l’Ovest, Arier ed Elore per l’Est… mi spiace un po’ per Re Kaioh del Sud, che non credo abbia nessuno da schierare di un livello simile… ma, in ogni caso, penso che sarà un torneo davvero elettrizzante!”.
L’euforia era grande, e tutto era pronto per un torneo che sarebbe stato un’autentica festa per tutti. Tale felicità, però era, all’insaputa di tutti, fortemente minacciata. Nelle più oscure e dimenticate profondità infernali stava accadendo qualcosa che mai sarebbe dovuto succedere, e un antica entità di infinita malvagità, sconfitta da un grande eroe, innumerevoli millenni prima, si stava risvegliando, tornando a rappresentare una minaccia, non solo per l’aldilà, ma per l’intero universo. Nella zona più oscura e inaccessibile degli abissi infernali, in cui neppure le altre anime dell’Averno potevano entrare, troneggiava la figura di un sinistro mausoleo in pietra nera. Un colore che doveva essere da monito di come esso contenesse qualcosa che mai sarebbe dovuto essere portata via da li. Qualcosa però era cambiato in quel paesaggio oscuro e inquietante, e scariche di energia purpurea percorrevano i colonnati d’ebano e penetravano nelle mura del sinistro edificio. Un’energia puramente malvagia stava confluendo in qualcosa che si trovava all’interno di quella costruzione con sempre maggiore intensità, preludio a ciò che di terribile stava per ivi accadere. Improvvisamente, infatti, dal mausoleo, che venne totalmente distrutto, si alzò una colossale colonna di luce, dello stesso, violaceo, colore dell’energia che ivi si era concentrata. Al centro di quella colonna di energia malvagia, si poteva scorgere la figura di un’arma, e in particolare di una spada. Un artefatto malvagio, di natura demoniaca, catalizzatore di tutta quell’energia negativa che in tal luogo era stata attirata. Quella spada, inizialmente conficcata nel terreno, iniziò poi a prendere forma, come ad espandersi, non in quanto ingigantita, ma in quanto divenuta parte di un qualcosa di più grande, un essere vivente, di cui la spada era un tutt’uno con il braccio destro. Un’indistinta figura di fattezze umanoidi, non fosse stato che per le enormi ali piumate che si erano aperte, maestose, sulla schiena dell’essere. Non appena la luce si diradò, divenne possibile scorgere la figura nella sua interezza. La sua statura era nella media, attorno al metro e ottanta, e il suo torace era totalmente ricoperta da un’armatura di colore blu notte. Non era una corazza molto voluminosa, in quanto quasi aderente al corpo, ma dava l’idea di essere estremamente resistente. Quell’armatura ricopriva anche le sue gambe e il braccio sinistro mentre, come detto, il braccio destro sembrava fuso con la spada originaria da cui la figura era apparsa. Era una spada grottesca, dal gotico aspetto, che aveva reso la spalla del portatore una protuberanza cornea dura come la pietra, di colore grigio argentato, caratterizzato da uno spuntone ricurvo che si innalzava lateralmente all’altezza della spalla stessa. Il resto del braccio, era appunto formato interamente da una lama di colore viola intenso. Al comando dell’essere, però, la spada scomparve, e il suo braccio destro divenne uguale al sinistro. Le sue ali piumate come quelle di un uccello erano di colore nero lucente. Dello stesso colore erano i capelli, abbastanza lunghi, che arrivavano fino a un quarto della schiena. Erano mossi, con ciuffi di varia dimensione che si estendevano in varie direzioni. Il suo volto era pallido, tendente al color lavanda, una carnagione molto particolare, dunque. I suoi lineamenti ne avrebbero fatto una bellissima persona, se non fosse stato per l’orrenda cicatrice che aveva al posto dell’occhio sinistro, che doveva aver perso in passato, sostituito da un informe massa porpora. L’unico occhio rimastogli era invece di un colore azzurro intensissimo. Era grande, e spalancato in un’espressione truce e inquietante, che lasciava intuire, se ve ne fossero stati dubbi, come si trattasse di qualcosa molto poco raccomandabile e, con tutta probabilità, malvagio.
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