Invece una produzione svogliata e un regista che con David Fincher non ha davvero nulla da spartire (Tate Taylor, The Help) riescono persino a sprecare il cast di tutto rispetto che si ritrovano tra le mani. Si rischia di ripetersi elogiando la bravura di Emily Blunt, qui particolarmente indicata per una certa spigolosi di carattere e durezza dello sguardo che rende la protagonista Rachel ancora più drammatica e realistica. Anche una sempre più in ascesa Rebecca Ferguson e un volto nuovo e inquieto come quello di Haley Bennett fanno il lavoro, anche se la migliore è forse Allison Janney, capace di trasmettere tutta la sgradevolezza e il cinismo della detective del romanzo. I comprimari maschili invece sono assolutamente trasparenti, ma in un film che si affida a una storia e a un cast tutto femminile va bene così.
Quello che non funziona è una regia senza delicatezza né gusto, tanto che bastano 5 minuti di flashback sfocati e tremolanti per rimpiangere amaramente Fincher, per non parlare di una sceneggiatura che tira avanti a forza di voice over e spiegazioni. Quando apporta un cambiamento, non lo fa in senso migliorativo rispetto al romanzo, ma per attuare una serie di discutibili variazioni allo stesso (perché mai la storia non può essere ambientata a Londra ma deve essere trasferita a New York?).
La Ragazza del Treno è insomma una pellicola che scampa il disastro grazie alla forza delle sue interpreti. L'obiettivo non pare mai essere stato quello di rivaleggiare con Gone Girl a livello qualitativo, quanto piuttosto cercare di persuadere quanti hanno amato quel film a vedere anche questo. Non lasciatevi convincere: potete tranquillamente attende un passaggio in TV.


Di Elisa Giudici(3 novembre 2016)










