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Recensione Fatal Inertia

Mai inerzia fu più fatale per un racing game futuristico
Pietro Puddu Di Pietro Puddu(24 ottobre 2007)
Il genere racing futuristico può contare tra le sue fila titoli i cui meriti sono stati cementificati dal responso del tempo. F-zero vanta origini 16-bit, una sensazione di velocità replicata in chiave grafica attraverso la feature di scaling e rotazione del mode7 (un'illusione di tridimensionalità affidata alla piattezza del bitmap), musiche originali divenute mitiche; la sua prima evoluzione tridimensionale è stata ospitata dal N64, rimarchevole nella fluida precisione del controllo analogico, nei vertiginosi 60 fotogrammi costanti, nella fisica delle vetture in volo, nella sfida adrenalinica accesa da piste funamboliche, assolutamente preponderanti su una veste estetica spartana e sulla caratterizzazione quasi kitsch dei celebri personaggi e vetture.
Fatal Inertia - Immagine 1
Pochi degli scenari possono vantare una veste estetica dettagliata; in questo caso il clima desertico giustifica la desolazione
Fatal Inertia - Immagine 2
Detriti e polvere si depositano sulla carrozzeria, spegnendo i riflessi metallici che i mezzi sfoggiano prima della partenza
Fatal Inertia - Immagine 3
L'utilizzo dell'elastico magnetico comporta una forte probabilità di penalizzare il giocatore, vista la tendenza a comportarsi da ancora
Wipeout sposa la causa del design visivo, tracciando accattivanti linee hi-tech, riponendo attenta ricercatezza estetica persino nei caratteri delle voci di menu e interfacce, integrando suggestioni sonore per la prima volta costituite da fenomenali tracce techno su licenza; all'anima futuristica dal fascino asettico si compenetra un gameplay fondato sull'antigravitazionalità e sulla micidiale inerzia degli hovercraft, legnoso ma esaltante quando il track design s'inerpica nel visionario.
Come si propone Fatal Inertia di elaborare in maniera degna di nota una formula di gioco già rappresentata da simili, illustri esponenti? In effetti, è persino difficile pensare che il progetto abbia mai avuto eccessive ambizioni; è subito evidente la mancanza di un carattere forte, di una personalità espressa da scelte di design significative.

Nel confezionamento dell'involucro audiovisivo, Fatal Inerzia se la cava con dubbia grazia.
La rappresentazione grafica è affidata al gettonato Unreal Engine 3, che - per com'è stato utilizzato - non manca di rendersi riconoscibile nel suo look massiccio e vagamente artificiale; se di fronte a canion rossastri e a scure massicciate industriali l'impressione visiva di solidità non manca, è la direzione artistica a rivelarsi insipida, sia a livello di composizione degli scenari, incapaci di stupire e di ricreare un background fantascientifico coerente, sia nelle scelte stilistiche, poco ispirate soprattutto nel generico design delle vetture.
Non mancano le sbavature, quali inconsistenze di frame-rate e fenomeni di pop-up dal sapore anacronistico, poco influenti sull'esperienza ma indice di scarsa rifinitura.
Il sonoro fa tutto tranne che tentare di operare in sinergia con le immagini, con la sua limitata selezione di musiche di matrice hard rock, ripetitive e spesso fuori contesto.
Fatal Inertia - Immagine 4
Gli effetti grafici, come il blur atto a valorizzare la sensazione di velocità, si fanno apprezzare più nei replay che in-game
Fatal Inertia - Immagine 5
Più temibili delle collisioni ravvicinate tra mezzi sono gli orb magnetici, una zavorra decisamente scomoda da rimuovere
Fatal Inertia - Immagine 6
La resa dell'acqua è discreta; poco ricercato il design delle vetture, costituite da anonimi pod fantascientifici
L'aspetto più interessante del gameplay, capace di aprire uno spiraglio di novità seppur non approfondito e perfezionato a dovere, è portato dall'andamento fortemente irregolare del terreno su cui le navette da corsa sfrecciano. Per quanto la rotta preferenziale sia chiaramente visibile, non si è di fronte tanto ad una pista convenzionale appositamente allestita e delineata, quanto ad un serie di rilievi, rocce, pendenze e costoni rocciosi che obbligano ad aggiustamenti verticali della propria traiettoria. Sfiorare il terreno garantisce maggior velocità di punta ma espone a collisioni con il fondale, sollevarsi in leggera planata può permettere di tagliare le curve più lunghe ed insidiose, scavalcando le onnipresenti asperità al costo di una certa decelerazione e della dovuta attenzione in fase di atterraggio. Il rammarico sta nel risultato pratico, a ben vedere approssimativo, forse perché mancante di uno studio realmente accurato delle collisioni e della morfologia dell'ambiente; dal canto suo, il modello di guida tenta di trovare una ragion d'essere in una spinta centrifuga che, se da un lato appare fin troppo esasperata, dall'altro è l'unico fattore rilevante a cui si è chiamati a prendere le misure. Affrontato nell'individualistica modalità time trial, Fatal Inertia da l'impressione di essere fondamentalmente gradevole per quanto privo di grosso mordente; le gare di campionato, che dovrebbero sviluppare il massimo potenziale schierando una decina di contendenti e introducendo l'uso di item offensivi, incrementano il pungolo della sfida ma finiscono col rendere definitivamente farraginosa l'esperienza di gioco.

Il campo aperto offre ampia varietà di manovra ma disperde il tecnicismo d'impostazione delle traiettorie; gli armamenti, reperiti tramite il classico espediente degli hot-spot da attraversare, includono delle variazioni sul tema originali ma diaboliche nell'effetto sul giocatore. Proiettili dalla natura di globi magnetici si incollano sulla carrozzeria diventando una malaugurata zavorra, scaricabile solo tramite una rotazione completa su se stessi; tale azzardata manovra, causa di pericolosi sbandamenti, andrà compiuta con frequenza fin troppo elevata, in rapporto al grado di disturbo arrecato. La palma di strumento più insolito va ad una sorta di elastico, in teoria in grado di collegare il proprio velivolo a quello di un avversario (o a un elemento dello scenario) con lo scopo di ottenere una spinta supplementare, ma alla prova dei fatti difficoltoso da usare in maniera che non sia dolorosamente controproducente.
Fatal Inertia - Immagine 7
Ostacoli naturali e artificiali obbligheranno a scegliere determinati passaggi; al tratto più breve corrisponde di norma un maggior rischio
Fatal Inertia - Immagine 8
L'inerzia degli hovercraft è molto accentuata in uscita di curva; occorre utilizzare i grilletti dorsali per pieghe più decise
Fatal Inertia - Immagine 9
Le condizioni di illuminazione variano a seconda del periodo del giorno e della locazione; nelle grotte i neon avversari sono un utile riferimento
5
Fatal Inertia soffre della mancanza di un'idea forte alle fondamenta; l'esperienza risulta amorfa, piuttosto generica, priva di una decisa caratterizzazione tanto negli aspetti formali quanto nelle meccaniche di gioco: da un lato un art design avaro di scelte originali e ricercate, dall'altro un gameplay grossolano che non approfondisce un'intuizione come quella dell'irregolarità geologica dei tracciati.
voto grafica6
voto sonoro5,5
voto gameplay5,5
voto durata5,5
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