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Recensione Call of Juarez: The Cartel

Quando Techland si perde per strada...
Giuseppe Schirru Di Giuseppe Schirru(31 luglio 2011)
Si può rovinare quanto di buono finora fatto da una serie videoludica e gettarlo alle ortiche senza troppe cerimonie? Techland con The Cartel c'è senz'altro riuscita. Dubbia innanzitutto la decisione di attuare una roboante sterzata a livello di ambientazione, abbandonando le desolate lande del selvaggio west e lasciando a casa cow boy e fuorilegge degli anni a cavallo della guerra di secessione in favore della Los Angeles attuale e dei pistoleri dei giorni nostri. Un tradimento che ai tanti appassionati del genere western farà sicuramente storcere il naso. Lo scenario è quello della guerra al narcotraffico con le varie agenzie della sicurezza nazionale impegnate nella lotta al Cartello, un'organizzazione malavitosa dedita al contrabbando di droga, armi, prostitute ed affari illeciti in generale tra il Centro America e gli States, passando per il confine messicano.
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 1
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 2
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 3
Un attentato alla sede dell'FBI spinge l'NSA a sollevare dall'incarico FBI, CIA e polizia di LA per formare una speciale task force con alcuni dei migliori, ma anche dei meno ortodossi agenti selezionati dalle varie organizzazioni. Dalla collaborazione di Kimberly Evans dell'FBI, Eddie Guerra della DEA e del Detective Benjamin McCall della LAPD, classico individuo rude che prima spara e poi intima l'alt, nasce dunque un trio assortito di agenti tutt'altro che integerrimi, ma che proprio per la loro non sempre fedele osservanza delle regole e per le loro capacità nel districarsi all'interno degli ambienti malavitosi formano la squadra perfetta. La strategia attuata dai tre è abbastanza semplice: danneggiare il Cartello spacciandosi per un'organizzazione malavitosa rivale, al fine di gettare il nemico nel caos e di allentare la presa sulla polizia e sui federali. Le premesse sono quindi discrete, purtroppo peró The Cartel si perde per strada quando caratterizza indecentemente i suoi protagonisti, quando offre dialoghi insulsi, o quando ancora propone un evolversi della trama trascurabile.

Il primo impatto non è certo degli migliori, tanto che The Cartel sembra un titolo di svariati anni addietro. Il comparto tecnico infatti singhiozza in più occasioni, a partire dal fastidioso tearing che lo permea divenendo evidente e fastidioso durante le numerose cut-scene realizzate col motore di gioco, sino agli sporadici rallentamenti nelle fasi più convulse. Si segnalano fastidiose compenetrazioni e non troppo di rado si assiste a scenette comiche con nemici incastrati tra i muri o addirittura inglobati nel suolo, quasi come nuotassero a dorso nel fango con la pistola però saldamente in pugno. In generale tutto il reparto tecnico non convince, specie le texture, spesso sbiadite e slavate, l'assenza di effetti particellari degni di questo nome, le animazioni legnose e le espressioni facciali lontane parenti non soltanto dei personaggi partoriti dal Team Bondi in L.A. Noir, ma anche della maggior parte delle produzioni di media qualità. Si salva solo in parte il sonoro, contrapponendo dei discreti effetti ad un doppiaggio italiano che più volte riesce a far rabbrividire il giocatore.

Detto che dal punto di vista audiovisivo The Cartel non verrà certo ricordato dai posteri per la sua qualità, passiamo al punto focale del gioco. Se da un lato ambientazione e trama risultano del tutto nuove per la serie, il gameplay spiccio non si discosta di molto da quello apprezzato (pur con tutti i suoi limiti) in Bound in Blood, se non per l'impostazione cooperativa del titolo. La campagna è affrontabile in compagnia di due amici online o da soli, con gli altri due protagonisti gestiti dalla CPU con le classiche tempeste di piombo a farla da padrone. Niente rivoluzioni copernicane quindi, per uno shooter da sempre incentrato sull'azione frenetica, l'immediatezza e la semplicità di esecuzione, croce e delizia dell'intera serie.
Oltre alle corpose e articolate sparatorie con decine di nemici il gioco ha ben poco da offrire rompendo la monotonia dei continui scontri a fuoco e delle scazzottate con il completamento di alcuni sotto-obiettivi come la pressione di un tasto o il piazzamento di un ordigno, le fasi di guida all'acqua di rose e con brevi quanto pretestuose sessioni di esplorazione alla ricerca di oggetti collezionabili inseriti esclusivamente per i maniaci degli achievements. Un passatempo estivo quindi, che fa proprio leva sulla semplicità, l'immediatezza, il gameplay senza troppe pretese e, è bene sottolinearlo, la carenza di competizione in un periodo di calma piatta sul mercato.

La carenza di profondità, la totale assenza di qualsivoglia motore fisico, l'incedere scriptato e un interazione coi fondali di gioco che non va oltre l'apertura di porte o il far esplodere auto, lascerebbero presagire quantomeno la carenza di difetti e una moderata pulizia generale. Pad alla mano invece si evince tutt'altro, soprattutto a livello di intelligenza artificiale. Quando si giocala campagna in solitaria l'IA nemica sfrutta il famigerato "effetto Call of Duty", ovverosia concentra il fuoco e l'attenzione sul personaggio principale infischiandosene bellamente dei suoi compagni mossi dalla CPU, quasi come se non esistessero. Più in generale sono le strategie nemiche a lasciare quantomeno perplessi per i movimenti e per la scelta non sempre azzeccata dei ripari, rimanendo spesso scoperti ed esposti ed andando quindi incontro ad una inevitabile fine.

Che dire quindi? Rispetto a un classico shooter il titolo partorito da Techland offre ben poco, e le poche variazioni (quali ad esempio il pluriabusato bullet time) non riescono certo a risollevare le sorti di un titolo fondamentalmente noioso e approssimativo nella realizzazione, incapace di coinvolgere il giocatore e stracolmo di bug e difetti disseminati nei meandri del codice. Aiuta, seppur poco, la presenza della modalità co-op (a tre, con ogni giocatore che controlla uno dei protagonisti), mentre il multiplayer è manco a dirlo da dimenticare.
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 4
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 5
Call of Juarez: The Cartel - Immagine 6
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Che dire quindi? Rispetto a un classico shooter il titolo partorito da Techland offre ben poco, e le poche variazioni (quali ad esempio il pluriabusato bullet time) non riescono certo a risollevare le sorti di un titolo fondamentalmente noioso e approssimativo nella realizzazione, incapace di coinvolgere il giocatore e stracolmo di bug e difetti disseminati nei meandri del codice. Aiuta, seppur poco, la presenza della modalità co-op (a tre, con ogni giocatore che controlla uno dei protagonisti), mentre il multiplayer è mano a dirlo da dimenticare.
voto grafica5
voto sonoro6,5
voto gameplay5
voto durata6
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