Tiscali

Recensione 90 Minutes

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (21 novembre 2001)
In caso la formazione preimpostata dal gioco non faccia al nostro caso, è in nostro potere agire direttamente sugli elementi da schierare in campo oltre che ad una serie di tattiche da adottare nel tentativo di rendere nostra la partita: purtroppo, il non esaltante numero di schemi assume un valore puramente nominale in quanto, all'atto pratico, i giocatori in campo risentono di una cronica carenza di fosforo nei loro cervelli
90 Minutes - Immagine 2
Ehi! Quello a destra sembra il portiere di prima...
Proprio il lato simulativo, teoricamente il fattore che avrebbe dovuto differenziare il titolo Smilebit dai precedenti esponenti in territorio Dreamcast, presenta una serie di pecche inspiegabili che vanificano il progetto iniziale, consegnando nelle mani del giocatore un prodotto che fa acqua da più parti: a fronte di un leggero richiamo alle routine di gioco della serie Winning Eleven di Konami, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei tiri a rete, tramite la comparsa dell'ormai famosa barra energitica sopra il nome di ogni giocatore e una certa propensione alla ricerca di una trama di gioco per giungere sotto porta... il resto sembra principalmente un incrocio mal riuscito fra la serie Virtua Striker e FIFA di EA Sports. I passaggi non sono mai precisi ed è molto difficile calibrarli tramite la pressione del tasto apposito, tanto più che i compagni di squadra non si smarcano assolutamente e tendono a rimanere immobili in attesa del pallone: quando un giocatore si trova smarcato, l'impressione è che ciò sia dovuto più ad un errore nelle routine difensive gestite dalla CPU piuttosto che ad un preciso atto di volontà derivato dai nostri schemi o dalle nostre azioni. L'anticipo, se non per fortuiti casi, è quasi inesistente... così come è praticamente impossibile segnare un gol dalla distanza, data l'impossibilità di tenere basso il tiro che, a pressioni leggermente prolungate dell'apposito tasto, finirà o flosciamente fra le braccia del portiere o sopra la traversa di diversi metri. Il colpo di grazia, inutile negarlo, è poi identificabile nella mancata implemetazione di un "passaggio in verticale", che avrebbe donato più profondità all'azione e contribuito ad una maggior varietà di situazioni
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