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  1. #1151
    Ho le Palle Piene L'avatar di VirusImpazzito
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    Citazione Originariamente Scritto da AlphaOmega Visualizza Messaggio
    Ripeto la domanda: l'affermazione su Radish di Re Enma è o meno presente nel manga?
    Se la risposta è affermativa, si tratta di retcon della saga di Bu (la più incongruente di tutte)

    Xké lasciargli il corpo? Per farli soffrire è ovvio! Ricordati che anche se indistruttibili sono vulnerabili e "deboli" come tutti gl altri se non di più...
    L'inferno serve a questo!

    Non a caso Darbula, che viene da un mondo assimilabile all'inferno (sopratutto nell'immaginario occidentali i demoni stanno all'inferno) viene mandato in paradiso, xké per lui un posto come l'inferno sarebbe una goduria e non una tortura!
    1) l'affermazione di Re Enma su Radish può benissimo essere intesa nel senso che Radish, appena morto, pura anima e niente corpo, era abbastanza ribelle e scatenato da richiedere un intervento immediato di Re Enma. Ovviamente Goku, reduce da un combattimento all'ultimo sangue, ed essendo ancora dotato di corpo, è andato a pensare che Re Enma abbia combattuto fisicamente con il fratello defunto e lo abbia vinto. Per me uno scontro fisico Radish vs Enma (che presupporrebbe il mantenimento del corpo per Radish) non è mai avvenuto, perchè i defunti non mantengono mai, se non per casi eccezionali, il loro corpo fisico.

    2) quelli che nell'anime finiscono all'Inferno mantenendo il corpo sono gli stessi che all'Inferno fanno tutto, tranne che soffrire. Organizzano rivolte (vedi anche quel mostro alla fine del GT che aveva messo KO tutti i secondini prima che arrivasse Piccolo), costruiscono robot (non si capisce chi sia quello che gli dà i materiali), guardano la TV (ok, capisco che di questi tempi la TV sia un po' una tortura, però...)...

    3) perfino Darbula va in paradiso solo con l'anima, non con il corpo (quello è il significato della codina bianca che si vede)!

  2. #1152
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    Citazione Originariamente Scritto da VirusImpazzito Visualizza Messaggio
    1) l'affermazione di Re Enma su Radish può benissimo essere intesa nel senso che Radish, appena morto, pura anima e niente corpo, era abbastanza ribelle e scatenato da richiedere un intervento immediato di Re Enma. Ovviamente Goku, reduce da un combattimento all'ultimo sangue, ed essendo ancora dotato di corpo, è andato a pensare che Re Enma abbia combattuto fisicamente con il fratello defunto e lo abbia vinto. Per me uno scontro fisico Radish vs Enma (che presupporrebbe il mantenimento del corpo per Radish) non è mai avvenuto, perchè i defunti non mantengono mai, se non per casi eccezionali, il loro corpo fisico.
    Logico invece pensare che un anima immateriale possa sicuramente causare problematiche...
    Poi che non ci sia stato uno scontro è sensato! In quanto Re Enma non ha bisogno di combattere per imporre la sua autorità sui defunti (vedi Cell e Darbula)
    2) quelli che nell'anime finiscono all'Inferno mantenendo il corpo sono gli stessi che all'Inferno fanno tutto, tranne che soffrire. Organizzano rivolte (vedi anche quel mostro alla fine del GT che aveva messo KO tutti i secondini prima che arrivasse Piccolo), costruiscono robot (non si capisce chi sia quello che gli dà i materiali), guardano la TV (ok, capisco che di questi tempi la TV sia un po' una tortura, però...)...
    Quale TV? è una sfera di cristallo!
    Ed era un occasione sensazionale per via dello scontro tra Goku e Kid Bu in cui c'era in ballo il destino dell'universo! E a guardare vi erano appunto tutti gli ex-nemici di Goku
    è anche fatto intendere dai dialoghi che sia una concessione straordinaria!
    Organizzano rivolte? Si, una volta ogni tanto quando capita...
    Di norma sono imprigionati! Ma può capitare che i più potenti e/o insidiosi riescano a ingannare la sorveglianza e fuggire! Poi cercano di liberare gli altri cosi da creare caos e confusione!
    Ma è di norma in questi casi che intervengono gli eroi del paradiso (e suppongo che sia anche per questo che si allenino, visto che un allenamento eterno fino a sé stessi è abbastanza inutile) e difatti Pai Ku Han sembra essere solito ricevere tali incarichi!
    3) perfino Darbula va in paradiso solo con l'anima, non con il corpo (quello è il significato della codina bianca che si vede)!
    Infatti, viene privato del corpo che gli spetterebbe all'inferno e mandato in paradiso come spirito per essere li purificato!

  3. #1153
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    Per puro caso, negli scorsi giorni mi sono imbattuto in questa vignetta del manga, che si trova nel volume 35 dell'edizione deluxe e fa parte della scena in cui Goku, sacrificatosi a causa di Cell, parla ai suoi amici dall'Aldilà.



    "Mi hanno accordato un trattamento speciale perchè ho salvato il nostro pianeta. Di solito una persona normale o cattiva come Cell non può più avere il corpo e diventa uno spirito, ma a me hanno concesso di tenermi il mio corpo." Toriyama affronta di petto il tema dell'Aldilà e lo dice espressamente: una persona normale o cattiva come Cell non può tenersi il corpo (immagino che gente come Freezer o i suoi uomini rientrino nella categoria, no?), mentre il corpo lo può tenere chi ha meriti particolari, ossia casi eccezionali in positivo (non in negativo).

  4. #1154
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    Dopo ben 3 mesi, ecco finalmente un nuovo capitolo!

    EPISODIO 226: DONNE CARISMATICHE

    Piccolo era comprensibilmente confuso. Tutto ciò che ricordava era che suo padre Katatsu lo aveva sconfitto scatenandogli contro l'oscuro potere dei draghi malvagi, per poi rinchiuderlo nell'albero del torpore. Ad un tratto egli si era ritrovato libero, ma incalzato da una sconosciuta che gli si era rivolta con un atteggiamento a dir poco aggressivo. In quel momento qualcosa di irrazionale spinse Piccolo a reagire di puro istinto. Non aveva prestato alcuna attenzione alle parole pronunciate da Seiya, in quanto non appena i suoi occhi si erano posati su di lei per alcuni istanti il namekiano aveva perso completamente la lucidità. Il maestro di Gohan non era certo un pavido, e lo aveva dimostrato in più occasioni, affrontando i più efferati e spaventosi mostri, ma nessuno di essi era stato capace di indurlo ad una reazione tanto simile a quella di un animale braccato. Normalmente Piccolo avrebbe mantenuto la calma pensando al modo migliore per uscire da quella situazione, tuttavia Seiya, per un motivo che nemmeno il namekiano avrebbe saputo spiegare, lo terrorizzava. Non poteva percepirne l'aura, e nel momento in cui ella aveva fatto sfoggio della propria incredibile potenza Piccolo era ancora privo di sensi, dunque il senso di panico che lo attanagliava sembrava del tutto privo di fondamento. Era una sensazione di profondo disagio, che lo turbava a livello interiore, viscerale, qualcosa di simile a ciò che aveva provato la prima volta in cui si era trovato al cospetto di Kaiohshin al torneo tenkaichi antecedente il risveglio di Majin Bu. L'alieno, tuttavia, capì subito che ciò che sentiva non era in alcun modo legato al suo status di ex divinità. Era qualcosa che lo sconvolgeva a livello inconscio, un'eredità genetica simile a quella che porta un animale a riconoscere istintivamente il proprio predatore naturale la prima volta che vi si trova al cospetto. Con una mossa repentina e fulminea Piccolo sferrò una ginocchiata all'addome di Seiya, ma si rese conto con orrore di come la sua offensiva non avesse sortito alcun effetto, dal momento che la donna dai capelli rossi aveva incassato il colpo senza battere ciglio. “Razza di stupido! Se hai intenzione di opporre resistenza ti ammorbidirò per bene a suon di pugni!” esclamò contrariata Seiya, apprestandosi a sferrare un violento destro al volto di Piccolo. “A...aspetta! Mi dispiace!” fece il namekiano, per poi deglutire nel constatare come la nocca di Seiya si fosse fermata a poco più di un centimetro dal suo naso. Dopo l'incontrollata reazione che aveva avuto, Piccolo aveva riacquistato la propria lucidità e razionalizzato la situazione in cui si trovava. Non poteva essere sicuro del fatto che colei che aveva di fronte fosse un nemica, del resto ella sembrava avercela più che altro con Katatsu, un sentimento che peraltro li accomunava. “Ti chiedo scusa per la mia reazione di prima... non so cosa mi sia preso!” disse il namekiano. Seiya abbassò la nocca ancora protesa in direzione del volto di Piccolo, quindi mollò la presa dal bavero del suo mantello lasciandolo libero. “Ammetto di essere stata anche io un po' brusca... anche se sinceramente non credevo che bastasse così poco a farti reagire in maniera isterica! A vederti sembri uno che sa il fatto suo!” commentò la misteriosa donna. “Ehi! Non farti idee sbagliate sul mio conto! Non sono un codardo!” si inalberò Piccolo. “Non mi devi dimostrare niente, anche perché per me non cambia nulla che tu sia il paladino dell'universo o lo zimbello dei buffoni! Da te voglio solo sapere tutto ciò che sai su Katatsu!” rispose Seiya. “Mi dispiace deluderti... ma di lui so ben poco! L'ho conosciuto oggi per la prima volta, malgrado si tratti di mio padre! Tutto quello che so è che è dotato di poteri enormi! Tra cui quello di evocare i draghi malvagi!” rispose Piccolo. “Mpf... draghi...” commentò Seiya con un'espressione che Piccolo non comprese se fosse indignata o divertita. Prima che potesse interrogarsene ulteriormente la donna dai capelli rossi gli si rivolse di nuovo. “Si, di questo era a conoscenza, se si esclude il vostro legame di parentela! E così tu saresti il figlio del mio bersaglio... bene, allora seguimi!” fece la donna. “Andiamo a cercare mio padre?” chiese Piccolo. “No, appena ti ho visto ho subito pensato che con le manine che ti ritrovi fossi la persona più indicata ad aiutarmi a sistemare la treccia!” disse Seiya. Non era necessario che l'interlocutore possedesse l'arguzia di Piccolo per cogliere il sarcasmo nella risposta della rossa. “Posso almeno sapere chi sei?” chiese il namekiano. “Sono colei che ti darà la possibilità di rivedere il tuo papino e rivolgergli tutte le rimostranze per il trattamento che ti ha riservato! Non vedo cos'altro potrebbe interessarti sapere! ” fece stizzita la donna. “Ad ogni modo mi sei decisamente più simpatico del drago che me lo ha chiesto prima...” aggiunse lei. “Sono ancora vivo, dunque lo intuivo!” rispose Piccolo. “Finalmente una buona risposta! Ti si è sciolta finalmente la lingua dunque!” sorrise la donna per poi proseguire “Il mio nome è Seiya... e sono una cacciatrice di taglie, tutto ciò che puoi voler sapere di me lo puoi intuire guardandomi, dal momento che io stessa non saprei dirti che cosa io esattamente sia... cioè a quale razza appartenga!”. Piccolo era un po' deluso da questa risposta. Sperava di poter in qualche modo intuire in base ad essa il motivo per cui si era spaventato così tanto nel trovarsi innanzi a quella misteriosa guerriera. “E' buffo lo sai? Anche io per gran parte della mia vita ho totalmente ignorato la razza a cui appartenevo...” raccontò il namekiano. “Ma che combinazione... allora deve essere proprio il destino ad averci fatto incontrare... vero? Se non fossi consapevole che la sessualità di voi namekiani è equiparabile a quella di una palma sospetterei che tu ci stia provando!” disse maliziosa Seiya. “Malgrado la cosa probabilmente ti deluderà, non è così!” rispose da par suo il namekiano con un sorriso ironico. Un tempo probabilmente una frase del genere avrebbe messo in imbarazzo il solitario e associale Piccolo privo di amici e refrattario a relazionarsi con chicchessia, ma facendo da molti anni parte di un gruppo composto tra gli altri da persone come Bulma, Yamcha e Crilin che erano per natura molto propensi alle insinuazioni provocatorie, per quanto quasi mai rivolte a lui direttamente, aveva imparato ad elaborare delle risposte adeguate. “Sopravviverò!” commentò la rossa sorridendo di rimando. Piccolo finalmente si sentiva a proprio agio con quella donna che in un primo momento lo aveva tanto spaventato. Nella natura di Seiya c'era ancora qualcosa di misterioso che continuava a inquietarlo inconsciamente, ma dal momento che neppure la rossa sembrava sapere molto delle proprie origini probabilmente ciò non la rendeva una malintenzionata. Esisteva anche la possibilità che la donna gli avesse mentito, ma Piccolo lo riteneva improbabile dal momento che questa non aveva alcun interesse a farlo. Il namekiano aveva capito che Seiya era molto più forte di lui, dunque se avesse voluto ottenere qualcosa da lui lo avrebbe tranquillamente potuto costringere con la forza. Al contrario sembrava che con quello scambio di battute la rossa avesse voluto mettere il proprio interlocutore a proprio agio e spingerlo ad entrare in confidenza. Probabilmente Seiya era in realtà molto meno scostante di quanto sembrasse. “Comunque il mio nome è Piccolo!” si presentò il maestro di Gohan. ”Mmmm... si, effettivamente non sembra un nome namekiano... è il nome che ti hanno dato sulla Terra?” chiese Seiya. “Si, e intendo mantenerlo... mio padre mi ha rivelato quello che mi ha dato lui, ma sinceramente non vedo per quale motivo dovrei tenere conto della sua volontà” rispose Piccolo. “Scelta condivisibile” annuì Seiya per poi voltarsi verso il proprio interlocutore. “Ora resta fermo dove sei...” disse la donna. Prima ancora che Piccolo avesse il tempo di chiederle la ragione per tale richiesta si ritrovò circondato da un involucro sferico di energia. Il namekiano realizzò di non avere alcun impedimento nel muoversi, e mentre si spostava l'involucro lo seguiva mantenendolo al proprio interno, come se fosse diventato una parte di lui. “E' una barriera isolante! Tu non sei in grado di muoverti liberamente nello spazio aperto... o sbaglio?” chiese Seiya. “Si, infatti! Dunque grazie a questa barriera potrò spostarmi nello spazio...” comprese il maestro di Gohan. Seiya annuì. “Io non utilizzo mezzi di trasporto in quanto per me viaggiare da un pianeta all'altro non è un problema, dunque ho ideato questa tecnica nel caso mi trovassi ad avere necessità di portare qualcuno con me” spiegò la donna. “Capisco! E per quanto riguarda la durata?” chiese Piccolo. “Non ti preoccupare! Durerà abbastanza a lungo da permetterti di coprire per dieci volte la distanza che ci separa dalla nostra destinazione! Non ho intenzione di farti correre rischi...” lo rassicurò Seiya. “Ti ringrazio! Dunque adesso raggiungeremo Katatsu?” chiese il namekiano. Seiya scosse la testa “No, purtroppo tuo padre è stato molto furbo e abile a far perdere le sue tracce, dunque al momento non so dove si trovi! La cosa migliore da fare è tornare dagli altri e pianificare il da farsi”. “Gli altri?” ripeté Piccolo. “Li conoscerai a tempo debito. Ora direi di muoverci! Abbiamo perso sin troppo tempo in chiacchere! Dal momento che ci siamo appena conosciuti mi sono sentita in dovere di dedicare del tempo alle spiegazioni, tuttavia non ho intenzione di passare tutto il tempo a spiegarti ogni singola cosa, dunque non ti ci abituare” disse Seiya per poi alzarsi in volo. Piccolo sorrise e la seguì.

  5. #1155
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    Dalle cristalline acque del laghetto emerse una donna dai lunghi e lucenti capelli corvini. In contrasto con essi era il candore della sua pelle che, bagnata, splendeva quasi perlacea sotto la luce degli astri. Era alta circa un metro e settanta e la chioma le scendeva fino a metà della schiena. I seni e i glutei erano rotondi, in perfetta armonia con un fisico atletico, ma che non perdeva nulla della propria femminilità. Il suo corpo era, coerentemente alla circostanza, completamente nudo, se si escludeva una cintura in tinta argentea legata all'altezza della vita, che per qualche ragione la donna aveva deciso di non togliere nemmeno in occasione di un bagno rilassante. Una volta che fu emersa, lei aprì i suoi grandi occhi dalle iridi color ebano, contornati da delle ciglia sottili e aggraziate, quindi dischiuse le sue labbra rosee in un sorriso felice e radioso. Quindi prese a camminare verso la riva con passo calmo e, non appena il suo piede entrò in contatto con il suolo asciutto, attorno a questo si materializzò magicamente uno stivaletto in cuoio, o comunque di un analogo materiale alieno, di colore marrone scuro. Man mano che avanzava sulla terra ferma, passo dopo passo, i vestiti comparivano dal nulla, abbigliando la sua pelle, già asciugata tramite l'emanazione dell'aura, in quella che sembrava essere una versione perfezionata in fatto di efficacia della tecnica che utilizzava Piccolo per far comparire gli abiti. La donna dai capelli neri indossava una gonna corta rossa scura che scendeva sino all'altezza delle ginocchia, e dello stesso colore era il mantello che portava sulle spalle. Sulle mani inforcava dei guanti di colore grigio chiaro, che le giungevano sino alla metà dell'avambraccio nudo. Il corpetto color avorio che indossava per coprire il torace non aveva maniche, ed era leggermente scollato all'altezza del petto.
    Con passo spedito la donna attraversò il giardino nella quale si trovava, percorrendo il vialetto alberato per dirigersi verso l'interno del palazzo per superare poi la volta ad arco che fungeva da ingresso. In quel momento una donna dal lungo vestito rosa e i lunghi capelli neri le si fece incontro e le disse “Cerisa, Antikar e gli altri sono appena arrivati!”. “Ti ringrazio per avermelo detto Lube! Ad ogni modo ne ero già al corrente. Non mi sarei rilassata fintanto che non li avessi saputi sani e salvi. Ero molto in pena per loro!” rispose Cerisa. “Il riaverli qui tra noi solleva molto anche il mio animo! Oltretutto sembra che siano riusciti a catturare ben tre eletti!” annunciò Lube. La donna assunse un'espressione colpita e felice “Tre? Due sono certamente Ghiller e Ice... mi domando chi possa essere il terzo! Beh, c'è un solo modo per scoprirlo, ovvero raggiungerli e verificarlo di persona!”. Cerisa proseguì dunque il proprio cammino per raggiungere la stanza dove i suoi alleati li stavano aspettando, ansiosi di mostrare alla loro leader le “prede” da essi catturate.

  6. #1156
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    Siiiii! Finalmente riprende! E Piccolo e Seiya han fatto "amicizia" LOL

    Non so quanto c'abbia da fidarsi il namecciano però XD

    Ed ecco Cerisa, sembra proprio imponente e "autoritaria"... vediamo un pò!

  7. #1157
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    Finalmente l'adventure ritorna! L'assenza sta volta è stata troppo lunga Final non farci più scherzi del genere per favore XD

    Comunque sono veramente curioso di vedere come riuscirai a dare pian piano una visione d'insieme a tutti i subplot che hai creato...

  8. #1158
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    Finalmente si sta per rivelare qualcosa in più in relazione alla missione di Zaina.

    Chiaramente il pezzo forte del capitolo è l'interazione tra Piccolo e Seiya: cacciatrice di taglie, ma per conto di chi? Mi piace vedere sviluppato questo lato ironico e "amichevole" della personalità di Piccolo, frutto di una maturazione del personaggio chiuso e scorbutico che era all'inizio, cosa che nella storia originale si è visto in modo solo accennato.

    Fra l'altro lui dice che ha trascorso la maggior parte della sua vita ignorando le sue vere origini, ma arrivato a questo punto della vita sono più gli anni trascorsi credendosi namecciano, rispetto a quelli antecedenti. A meno che non si considerino parte della vita di Piccolo quelli vissuti come Dio e quelli vissuti come Grande Mago Piccolo... un'esistenza ultracentenaria moltiplicata per due.

  9. #1159
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    EPISODIO 227: UN MONDO SENZA EROI

    Bibidi aveva assunto da un pò un'espressione pensierosa. Seguendo gli sviluppi delle battaglie avvenute nel sistema solare, da quando la sua attenzione era stata attirata dal manifestarsi delle aure di Mecha Bu prima e di Broly poi, qualcos'altro sembrava aver suscitato il suo interesse.
    Notando ciò, Zakuro gli si rivolse, incuriosito “A cosa stai pensando? A giudicare dal fatto che è un buon quarto d'ora che non proferisci parola deve essere importante!”. Il tono di colui che si era dichiarato fratello di Broly era come al solito irriverente e ironico, e le sue parole erano volte a risvegliare Bibidi dal proprio serioso rimuginare stuzzicandolo, facendo leva sul fatto che normalmente il mago fosse un gran chiaccherone. Le riflessioni del mago, tuttavia, dovevano essere volte a qualcosa che aveva catalizzato i suoi pensieri al punto tale da renderlo distratto, dal momento che sembrò nemmeno aver fatto caso alla provocazione di Zakuro, tanto che quando gli rispose egli sembrò essersi appena ridestato da uno stato di trance. “D'ehm... Mmm... Non ne sono sicuro... è un qualcosa di talmente assurdo che sono restio a parlarne...” biascicò Bibidi. “Potresti almeno accennarmene...” rispose l'altro. “Riguarda uno dei guerrieri che ha combattuto nella battaglia che è avvenuta in quel sistema solare della galassia del nord dove è apparso tuo fratello! Se le mie teorie non sono sbagliate potremmo trovarci al cospetto di qualcosa di estremamente interessante, e che potrebbe tornarci utile! Nondimeno esito a dirtelo, perché sono io il primo a ritenere sia più facile che abbia avuto un abbaglio piuttosto che averci visto giusto!” fece Bibidi. Zakuro sospirò “Eddai Bibidi! Non puoi prima incuriosirmi e poi non dirmi nulla! Non ti darò dello stupido nel caso ti fossi sbagliato!”. “Lo so, ma sai, anche io ho il mio orgoglio, dunque prima vorrei poterlo verificare. Ci sono! Potremmo usare i ragazzi! L'inattività li sta rendendo un po' insofferenti, e inviandoli nella galassia del nord potremmo cogliere due piccioni con una fava: avere l'occasione di analizzare nuovamente quel soggetto interessante in battaglia e dare loro la possibilità di divertirsi un po'!” propose il mago. “Mi piace l'idea! Auber mi sta facendo una testa come un pallone esortandomi a fargli fare qualcosa! Del resto posso comprenderlo! Sono decenni che non entra seriamente in azione, e di questo ammetto di avere molte colpe... dunque tu vorresti che lui e i suoi uomini affrontassero quei guerrieri in una battaglia? Ciò ti basterebbe per verificare ciò che sospetti?” disse il figlio di Paragas. Bibidi annuì “Si, mi basta questo.”. “Allora sarà il caso di dar loro la buona notizia!” asserì il figlio di Paragas. “Te ne occupi tu?” chiese il mago. “Certo! Non mi perderei mai la vista dei loro faccini felici!” rispose ironico Zakuro.
    Nel frattempo, nel salone d'ingresso dello stesso palazzo, il portone si aprì, e una processione di alieni dal medesimo aspetto, in quanto natii del pianeta, cominciò a fare il proprio ingresso, spingendo dei carretti pieni di ogni sorta di cibaria. Carne, ortaggi, formaggi, pane e vino in quantità tali da poter sfamare un esercito per mesi. Malgrado quel cibo lasciasse presagire un fastoso banchetto, non vi era sorriso sul volto di quegli esseri umanoidi di piccole dimensioni dalla pelle color cachi e dai capelli verdi. A dispetto dell'abbondanza di cibo che essi dimostravano di avere a disposizione, i loro fisici erano scheletrici, deperiti, e il solo atto di spingere i carretti comportava loro uno sforzo indescrivibile. Del resto per riuscire a rimediare abbastanza carne erano stati costretti a uccidere anche le loro bestie da soma. Una cosa a questo punto era chiara: il cibo non era per loro. Su quegli sventurati esseri dal volto sfigurato per la sofferenza, la pelle madida di sudore e le gambe tremanti per via di una salute cagionevole a causa della denutrizione e degli stenti, vi erano puntati degli sguardi opprimenti, divertiti e famelici. Coloro a cui era destinato quel cibo. Erano in cinque, accomunati da capelli e iridi di colore nero e da una coda che identificava inequivocabilmente la razza a cui appartenevano: saiyan. Una serie di circostanze aveva fatto si che quei barbari guerrieri priva di ogni sorta di pietà rimanessero bloccati su quel pianeta. Impossibilitati a viaggiare nello spazio aperto e non in grado di costruirsi una navicella spaziale, complice anche la tecnologia arretrata della civiltà di quel piccolissimo corpo celeste, essi avevano dovuto fare buon viso a cattivo gioco, anche se coloro che più ci avevano rimesso era gli abitanti del pianeta, il cui nome era Ban. Totalmente isolato dal resto dell'universo, Ban era un pianeta la cui sorte era da ritenersi segnata, e dove il male, l'ingiustizia e la sofferenza potevano prosperare. La sua tecnologia, equiparabile a quella medioevale del pianeta Terra, non permetteva agli abitanti di avere mezzi per chiedere aiuto ad altri pianeti, e le sue piccole dimensioni facevano si che praticamente nessuno sapesse della sua esistenza al di fuori di Ban stesso. Quei cinque criminali, incommensurabilmente forti se paragonati ai baniani, erano dunque di fatto onnipotenti, degli autentici dei che gli abitanti dovevano cercare di assecondare come meglio potevano per evitare di essere uccisi. Qualche coraggioso aveva provato a ribellarsi, ma il più forte guerriero mai apparso su Ban sarebbe stato a malapena in grado di creare problemi al maestro Muten. Il più debole di quei saiyan aveva invece una forza paragonabile a quella di Nappa. L'esito del tentativo di ribellione è dunque facile da intuire.
    Al centro della stanza, seduto su un trono in legno, vi era un saiyan dall'aspetto imponente, di statura prossima ai due metri, e dal fisico massiccio. Indossava un abito in tessuto nero, simile a una tunica, molto elegante, che probabilmente gli era stato confezionato dagli abitanti del pianeta. Aveva i capelli lunghi e scapigliati a ciuffi, simili a quelli di Radish. Il suo volto, privo di barba, era duro e intimidatorio, lo specchio della sua crudeltà. Teneva le braccia incrociate battendo ritmicamente l'indice sul gomito in segno di impazienza. Un altro, in piedi di fianco al trono, era quasi altrettanto alto, ma con il fisico molto più asciutto. La sua postura era lievemente ricurva, e indossava un vestito simile a quello di colui che gli stava di fianco, solo che sembrava stargli leggermente largo. Aveva una folta chioma di capelli che gli arrivava fino alle spalle, e una folta barba non molto curata. Il terzo era seduto appoggiato a una colonna, e sembrava l'unico a non essere particolarmente interessato al sopraggiungere di coloro che stavano portando il cibo. Teneva le braccia conserte e gli occhi chiusi, con il capo lievemente inclinato in avanti, tanto che era legittimo sospettare che stesse dormendo. I suoi capelli erano lunghi e lisci e scendevano fino a metà della schiena. Alto circa un metro ottanta, aveva un fisico muscoloso ma bilanciato, solo in parte celato dalla tunica rossa che indossava. Decisamente più dinamici erano gli ultimi due, che se ne stavano letteralmente l'uno sopra l'altro su un divano ubicato sul lato della stanza a destra rispetto a dove si trovava il trono. Sopra stava l'unica femmina del gruppo, di statura abbastanza minuta, inferiore al metro e settanta, con i capelli legati in due trecce laterali alte. Indossava un vestito di colore arancione intenso, anche se in quel momento questo era mezzo rimosso dal saiyan che stava sotto di lei e che non si era di certo fatto pregare all'idea di far lavorare le mani. Quest'ultimo infine era di qualche centimetro più basso rispetto a quello che stava appoggiato alla colonna, e portava una tunica viola abbassata all'altezza della vita, lasciando scoperto il torace muscoloso e coperto di cicatrici, lascito delle numerose battaglie a cui aveva preso parte. Aveva i capelli corti e sparati verso l'alto, il viso lievemente allungato e il mento aguzzo. La sua espressione era un po' alticcia, segno di come probabilmente questi apprezzasse particolarmente le bevande alcoliche e che anche quel giorno ne avesse consumato un buon quantitativo.

  10. #1160
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    La donna sussurrò qualcosa all'orecchio di colui che aveva l'aria di essere il suo compagno. Qualunque cosa si fossero detti doveva trattarsi di qualcosa di divertente dal momento che entrambi sghignazzarono, e il sorriso divertito e strafottente rimase sul volto della femmina saiyan anche quando questa si alzò, si sistemò il vestito alla buona, e cominciò a dirigersi con passo ondeggiante verso uno dei carretti. Sapeva che l'altro la stava osservando da dietro di lei, e dunque aggiunse la visione dei suoi glutei scolpiti in movimento allo spettacolo che avrebbe dato di li a poco. Lo scambio di battute non era sfuggito all'abitante che aveva portato il carretto, e la cosa lo aveva innervosito non poco. Cercò di darsi un contegno, ma le sue gambe tremavano per la paura ed erano del tutto fuori controllo. “Mmm... dunque...” fece la donna con espressione seria, esageratamente ostentata al punto dal palesarsi come chiaramente caricaturale, prendendo un piccolo frutto tra l'indice e il pollice della mano destra iniziando a esaminarlo con circospezione e infinita lentezza. Sapeva che il baniano la stava guardando, divorato dalla tensione, e si stava divertendo un mondo a vederlo quasi sciogliersi per il sudore e la tensione che provava. Ad un certo punto, sempre molto lentamente, la saiyan posò di nuovo il frutto sul carretto. Il baniano stava per emettere un sospiro di sollievo quando la donna sferrò un violento calcio al carretto, rovesciandolo e urlando “Dimmi! Ti sembro forse una scrofa? Eh? Anzi, nemmeno una scrofa mangerebbe questa spazzatura di terza scelta! Ti sei tenuto la roba migliore per te, vero? Piccolo infimo egoista!”. Poco ci mancò che al malcapitato venisse un infarto, ma per la sua sopravvivenza sapeva di dover essere lesto a mettersi in ginocchio e rispondere “Nonono! Mia signora! Lo giuro sulla vita dei miei figli! Quella roba è tutto ciò che siamo riusciti a ricavare questa settimana!”. “Beh... in ogni caso io questo schifo non lo mangio! E neppure i miei amici!” fece la donna. “Allora la posso buttare io, oh mia signora!” disse il baniano. “Oh non importa! Visto che hai dimostrato di essere zelante nello scusarti e di sapere come ci si comporta, come premio ti risparmio la fatica!” fece con un sorriso per poi incenerire tutto con un ki blast. L'espressione del disperato era come persa nel vuoto. Per un attimo si era illuso di poter riportare il cibo a casa e poterlo dare da mangiare alla sua famiglia, e invece non solo si trovava senza più cibo, ma era stato privato anche del carro per trasportarlo la settimana dopo. “Hahaha! Che faccia! Che c'è? Non trovi le parole per ringraziarmi! Suvvia! Non ho fatto nulla di speciale! Ringraziami pure nel modo più spontaneo!” fece la spregevole saiyan, ben consapevole del dramma che stava vivendo quel pover'uomo. “Quello... era tutto ciò che avevamo!” mormorò il baniano stringendo i pugni. Gli altri abitanti, che erano rimasti a osservare fino a quel momento, pur vivendo con empatia la sofferenza del loro compagno, rimasero come pietrificati. Egli aveva ceduto, e non era riuscito a tenere a freno la lingua. L'avrebbe pagata. Eccome. “Ehi!” disse il saiyan che in precedenza stava sul divano, sopravanzando la donna. “Non hai sentito cosa ha detto la tua signora? A me quello non sembrava affatto un ringraziamento... mi suonava più come... ribellione!” disse per poi afferrare per il collo il terrorizzato alieno e sollevarlo, mentre il resto dei baniani presenti si diede alla fuga. “Da non crederci! E io che ti avevo pure elogiato! E in questo modo vengo ripagata? Sai? Se c'è una cosa che non sopporto sono gli ingrati!” fece la donna con tono indignato. “Perdonatemi vostre magnificenze! Vi prego! Non volevo mancarvi di rispetto! E' che sono molto stanco! E mi è uscita una frase che non volevo dire!” cercò di giustificarsi il baniano. “Oh... sei stanco!?” fece il saiyan maschio avvicinando il suo volto a quello del malcapitato, il quale dovette sforzarsi per non dare di stomaco tanto puzzava di alcol l'alito dell'interlocutore. “Allora che ne dici se ti faccio riposare... per sempre?” propose con un ghigno diabolico il saiyan. “No, la prego, mio signore! Non mi uccida!” supplicò il baniano. “Mmm... tu dici di no! Tu che cosa voti Prika?” chiese rivolgendosi alla donna parlando del destino di vita o di morte dell'alieno come fosse un gioco. “Mmm... vorrei tanto votare per lasciarlo vivo, ma sai che sono un po' permalosuccia, quindi io voto per il metterlo a nanna per l'eternità!” rispose la donna. “Dunque, tu dici di no, Prika dice di si! Ma siccome il tuo voto vale uno e quello di un saiyan vale mille... buon riposo!” fece l'uomo apprestandosi a uccidere il povero baniano. “Nach!” fece una voce udendo la quale il saiyan si bloccò di scatto e si voltò verso il trono “Cosa c'è, Auber?”. “Ti ho detto mille volte di non ammazzare le persone dentro il palazzo, razza di idiota! Poi l'odore del sangue imbratta le pareti, e dopo un po' da fastidio sentirlo! Uccidilo fuori di qui!” disse il saiyan seduto sul trono. “S..si, scusami tanto Auber... me ne ero dimenticato!” rispose Nach. Quindi il saiyan portò il baniano in prossimità del portone quindi disse “Uhm... sai? A volte trovo che Prika esageri! Forse ti posso dare una possibilità! Da quando lascerò la presa tu avrai trenta secondi per sparire, se dopo questo tempo sarai sparito dalla mia vista... sarai salvo!” propose il saiyan. “Davvero? Gra... grazie signore!” fece l'alieno, intravedendo un barlumee di speranza. Senza aggiungere altro Nach mollò la presa. “Dai corri! Uno... due... tre...”. Il baniano iniziò a correre più veloce che poteva mentre il saiyan continuava a contare “quattro... cinque... sei... sette... otto... nove... dieci... undici... mmmm.... cosa diamine c'era dopo? E vabbeh! Trenta!” e così dicendo il saiyan scagliò un ki blast che centrò in pieno il povero alieno stroncando la sua vita. “Se fossi bravo a combattere come lo sei con la matematica forse adesso ci saresti tu al posto di quel baniano!” lo provocò Prika. “Taci donna! Non tollero di essere preso in giro da te!” disse Nach per poi mollare un violento schiaffo alla saiyan, facendola cadere al suolo. “Bastardo! Adesso ti faccio vedere io!” ringhiò la donna scattando in piedi e cercando di colpire Nach con un pugno, ma l'uomo la afferrò per il polso iniziando a torcerlo con violenza, costringendola ad inginocchiarsi. “Senti! Non prenderti troppe libertà soltanto perché sei l'unica donna su questo pianeta che può darci piacere! Posso farti pentire di essere nata anche senza ucciderti! Dunque non ti azzardare mai più a prendermi in giro! Hai capito?” urlò il saiyan. “Si! Si! Ho capito! Scusami!” fece Prika. Aveva reagito di rabbia e per un attimo si era dimenticata di come il livello di combattimento di Nach fosse ben superiore al suo. Nach quindi la lasciò andare, per poi però apprestarsi a tirarle un calcio per ribadire il concetto. “Io credo che possa bastare, Nach!” disse Auber, al comando del quale l'altro saiyan desistette dai propri propositi. Nach conosceva abbastanza bene il corpulento saiyan da sapere che contrariarlo equivaleva a inoltrargli formale richiesta di morte, dunque tutta la sicurezza di se ostentata con Prika spariva nel nulla di fronte ad Auber, dinanzi al quale era un cagnolino fedele e mansueto. In seguito a queste parole, che avevano chiuso la faccenda, il saiyan appoggiato alla colonna, che aveva assistito al tutto comunque con interesse piuttosto scarso, richiuse gli occhi tornando nella sua posizione originaria.
    “Ad ogni modo, se posso permettermi...” intervenne colui che stava in piedi di fianco a Auber, rivolgendosi a quest'ultimo “...penso che in futuro dovremmo evitare di ammazzare i baniani a semplice fine ludico. Fingere di ignorare la cosa dinanzi a loro è indubbiamente divertente, non dico di no, nondimeno non possiamo ignorare che il quantitativo di cibo che ci perviene continua a calare come conseguenza del decremento demografico! Alla fin fine ci temono e ci servono come divinità senza bisogno di ulteriori intimidazioni, dal momento che sono nostri schiavi ormai da decenni! Oltretutto li si può sempre intimidire senza bisogno di ucciderli!”. Auber si prese il mento tra le dita riflettendo su ciò che il compagno aveva appena detto. “Mi sembra un discorso sensato il tuo, Korgot! Per fortuna che posso contare anche su qualcuno in grado di proferire parole assennate! Senza offesa per te, Xavon! Hahaha!” fece il leader del gruppo rivolgendosi prima a colui che lo aveva consigliato e poi al saiyan appoggiato alla colonna. La battuta di Auber rivolta a Xavon consisteva nel fatto che quest'ultimo era muto dalla nascita. Quest'ultimo si limitò a fissare Auber con sguardo inespressivo, tanto che era oltremodo difficile capire cosa gli passasse per la testa, se avesse apprezzato la battuta, se si fosse offeso o altro. Xavon era certamente un personaggio criptico in quanto non solo era muto, ma dalle sue espressioni quasi mai trasparivano emozioni. “Sei sempre l'anima della festa eh?” commentò ironico Auber, per poi alzarsi in piedi . “Bene! Bando alle ciance e cominciamo a rimpinzarci di questo ben di dio!” fece il leader, comando al quale tutti furono ben lieti di obbedire, compreso Xavon che finalmente si mosse dalla sua posizione per partecipare anche lui al banchetto. Del resto criptico o non criptico, era pur sempre un saiyan.

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