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  1. #411
    Ho le Palle Piene L'avatar di VirusImpazzito
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    Citazione Originariamente Scritto da Final Goku II Visualizza Messaggio
    Che dire? Adoro questa fanfiction.
    La saga di Cooler è stata magistrale in tutto e per tutto. Non c'è nessun aspetto che non mi abbia pienamente convinto, e dunque non posso che unirmi al coro di elogi.
    Per quel che riguarda gli ultimi capitoli devo dire che inizialmente li ho trovati un pò sbrigativi, ma ripensandoci bene invece sono perfetti, ed è giusto che siano stati così. Ormai ero convinto che avremmo assistito alla fine del torneo, e che quindi la saga dei cyborg sarebbe iniziata dopo lo stesso. Invece l'entrata in scena del Dottor Gero e le sue creature è stata improvvisa. Hanno di fatto spezzato la storia che si stava sviluppando e hanno ucciso rapidamente uno dopo l'altro personaggi a cui avevamo imparato ad affezionarci nell'arco della storia. Ha trasmesso perfettamente quello che devono aver provato i guerrieri Z. Dei nemici invincibili che vengono dal nulla, ai quali non erano minimamente preparati. E' stato tutto molto brusco, veloce e improvviso, quasi traumatico.
    Adesso sono curioso di vedere quali aneddoti ci racconterai e in che modo tutto questo si colleggerà con la serie originale.
    Grazie del commento! Di vari altri aspetti della fanfiction abbiamo più o meno parlato in privato, ora ti ringrazio perchè hai colto l'effetto "trauma" che volevo dare alla storia. E' stato triste dire addio a gente come Vegeta (da cui la storia ha avuto inizio), Crilin, Ten e gli altri, che mi sono divertito ad approfondire (e per farlo ho dovuto togliere di mezzo la primadonna per eccellenza, ossia quel Goku che fungeva da collante per il resto del gruppo). Ma del resto non potevo far sì che 17 e 18 si mettessero a discutere e chiacchierare delle loro motivazioni, delle loro origini e dei loro scopi. Non l'hanno fatto nella storia originale perchè non è nella loro natura dare confidenza al nemico... quindi i nostri beniamini hanno dovuto farsi bastare quel poco che i cyborg hanno rivelato.

    Citazione Originariamente Scritto da Final Goku II Visualizza Messaggio
    P.S: Il monito finale dei cyborg a Gohan mi ha un pochino ricordato quello delle iene a Simba quando fugge dal regno ne "il re leone". Citazione colta o ho preso un granchio?
    Complimenti! Come direbbe Orso Bartholomew, "Hai colto nel segno"! Addirittura, in fase di stesura iniziale, avevo pensato di far dire a 17 la stessa battuta della iena maschio Banzai ("Hai sentito?? Semmai tornerai, ti uccideremo!!"), del resto ci sono molte affinità fra le due coppie: risparmiano l'eroe della storia quando è piccolo per ritrovarselo davanti cresciuto, la femmina è più glaciale, il maschio è più spiritosone... Insomma, ci stava. Poi ho preferito modificare la frase, in modo che si capisse per quale motivo 17 e 18 hanno scelto di proposito di risparmiare l'unico al mondo che poteva mettere loro i bastoni fra le ruote - mentre le iene di Scar hanno fallito un po' per sfortuna, un po' perchè sono imbranate. [PS: Il Re Leone è mio film Disney preferito ]

  2. #412
    il VERO Super Saiyan L'avatar di Vegeth SSJ3 Full Power
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    Citazione Originariamente Scritto da VirusImpazzito Visualizza Messaggio
    [PS: Il Re Leone è mio film Disney preferito ]
    Non sei l'unico. Non a caso, prima di Frozen, era il film Disney col maggiore incasso totale nella storia, oltre che l'unico ad aver superato il miliardo di Dollari durante la prima settimana di proiezione nei cinema.
    Tra l'altro anche il coro delle gemelle di Soya è un ovvio riferimento al Film (quanto mi mancheranno quei ragazzi ).

    A proposito, credo sia inutile chiedertelo, ma: loro si reincarneranno, giusto?
    Prossimamente... Dragon Ball R.S., il DB alternativo!

  3. #413
    Ho le Palle Piene L'avatar di VirusImpazzito
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    Citazione Originariamente Scritto da Vegeth SSJ3 Full Power Visualizza Messaggio
    Tra l'altro anche il coro delle gemelle di Soya è un ovvio riferimento al Film (quanto mi mancheranno quei ragazzi ).
    Il coro delle gemelle? O_O Ho capito le citazioni inconsce, ma qua mi sono perso...

    Citazione Originariamente Scritto da Vegeth SSJ3 Full Power Visualizza Messaggio
    A proposito, credo sia inutile chiedertelo, ma: loro si reincarneranno, giusto?
    Ho voluto glissare perchè in fondo ho cercato di evitare che questi personaggi prendessero più spazio del dovuto... Il torneo è stato un "divertissement" che ha posto le basi per i cyborg partendo da un'atmosfera comico-demenziale modello prima serie. In sostanza volevo dare un po' di spazio (contenuto: mi sono limitato) a dei personaggi che nella saga di Cooler sono stati sullo sfondo, e però la loro presenza ha influenzato la vita dei "nostri eroi" canonici. Dovendo poi fare la parentesi nell'aldilà per chiudere definitivamente le avventure del gruppo Goku/Vegeta/Piccolo/Crilin/Ten/Yamcha/Jiaozi, ho accennato rapidamente sulla loro sorte ultraterrena, dunque non mi andava di soffermarmi in modo troppo pignolo sul destino ultraterreno dei ragazzini.

    Visto che però il discorso ti incuriosisce, ti dico come potrebbero essere andate le cose nella mia testa:
    Soya: Paradiso senza trattamento privilegiato da eroi (ossia senza corpo fisico)
    Ramen: idem come Soya. Questo perchè entrambi sono animati sempre da intenzioni e pensieri positivi, anche quando fanno qualche sfuriata.

    Ivanovich tenderei a metterlo nel Paradiso ma, a differenza di Ramen che è più puro, ha un animo affetto da difetti più umani (invidia, irascibilità ecc.), pur essendo un bravo ragazzo; e presumo che Re Enma valuti non solo le azioni compiute, ma anche i sentimenti e il cuore di chi li compie, ossia una valutazione globale della vita della persona.

    Le due gemelle sono un caso ancora più limite ed ambiguo: di base sono buone, viene detto che usano le arti marziali per scopi positivi (tipo sedare le risse dei bulli), ma sono dispettose, provocatorie, disubbidienti verso la povera Soya, a cui però vogliono bene; senza dimenticare l'episodio in cui ci provavano con Yamcha e lo hanno fatto lasciare da Bulma, il che mostra anche una notevole malizia. Questo mix di pregi e difetti non permetterebbe di giudicarle come "buone" e meritevoli del Paradiso come la sorella maggiore, quindi rientrerebbero nelle persone neutre che si reincarnano.

    Questi erano i miei ragionamenti. Confesso che effettivamente questo dover separare le due gemelle da Soya, e Ramen da Ivanovich un po' mi intristiva perchè pensavo che, pur essendo stati affiatati in vita, nell'eternità post-mortem sarebbero stati separati... e anche per evitare questo imbarazzo ho sorvolato sul discorso, lasciando che sia il lettore a farsi le sue idee su questi personaggi che comunque sono secondari. Invece ho ritenuto importante soffermarmi sui casi "illustri" di due grossi ex-antagonisti della storia, ossia Piccolo e Vegeta.

  4. #414
    Ho le Palle Piene L'avatar di VirusImpazzito
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    Il coro delle gemelle? O_O Ho capito le citazioni inconsce, ma qua mi sono perso...
    Ci sono arrivato dopo, "Hakuna Matata", era una microcitazione.

  5. #415
    il VERO Super Saiyan L'avatar di Vegeth SSJ3 Full Power
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    Ci sono arrivato dopo, "Hakuna Matata", era una microcitazione.
    Esatto!
    Prossimamente... Dragon Ball R.S., il DB alternativo!

  6. #416
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    Battiamo il ferro finchè è caldo e diamoci dentro con il cap. 57!

    Cap. 57: Cronache di un mondo disperato.

    I cyborg 17 e 18, i due “figli parricidi” creati dal Dr. Gero, si servivano dell’intero come fosse un giocattolo; anzi… come fosse un immenso parco giochi che avevano a disposizione, a loro esclusivo uso e consumo. Nel giro di pochi giorni, i due esseri si erano fatti conoscere agli occhi del mondo come due stratosferici pericoli pubblici capaci di uccidere gli uomini senza alcuno sforzo né rimorso, e di spazzare via edifici ed addirittura interi centri abitati con un unico attacco.
    Un primissimo, incosciente tentativo di salvezza era stato posto in essere pochi giorni dopo la strage dell’isola Amenbo. L’improvvisato messia della Terra era quel Mr. Satan che abbiamo visto combattere nei quarti di finale dell’ultimo Tenkaichi contro Kaya, venendone sconfitto. Desideroso di tornare alla ribalta e di riscattare la sua immagine pubblica, il campione di wrestling rilasciò varie interviste in tv assicurando che i due nuovi nemici, ormai tristemente celebri in tutto il mondo, altro non erano che due millantatori; due impostori che avevano sterminato il pubblico dello stadio usando ordigni esplosivi ed altri “trucchi” simili e che, in un corpo a corpo, non avrebbero avuto scampo contro di lui. Nulla di tutto ciò che era accaduto nel mondo era farina del loro sacco, a suo dire; inoltre, insisteva ancora nel giustificarsi, sostenendo che durante il Torneo era stato sconfitto per un errore di distrazione; chiaramente, non aveva capito nulla della forza dei due cyborg. Lanciò la sfida pubblica ai due cyborg; fissato l’appuntamento e presentatosi in pompa magna come l’eroe che avrebbe salvato il mondo dall’abisso della sofferenza, divenne famoso per le immagini diffuse in mondovisione che lo ritraevano nell’atto di venire ucciso a mani nude dal numero 17, senza l’ausilio di bombe o esplosivi vari. Decisamente non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, né peggior cieco di chi rifiuta di credere ai propri occhi.

    Nel frattempo, data la spaventosa potenza dei nemici, il Governo in via segretissima aveva già mobilitato le fabbriche di armamenti per costituire il più poderoso arsenale bellico che si fosse mai visto sulla Terra, con l’obiettivo di distruggere totalmente i nemici. La situazione era disperatissima… solo radunando le più efficienti forze di terra, di aria e di mare si sarebbe riusciti a venirne a capo. O almeno, di questo erano convinti il Re e i suoi ministri. Inutile dire che la marina militare divenne protagonista di una “battaglia navale”… nel senso che i cyborg, con il loro crudele spirito giocherellone, decisero di giocare a battaglia navale con le navi della militari, demolendone a decine, a colpi di “colpito!” e “affondato!” A loro volta, poi, i cyborg giocarono a bowling con i carri armati delle forze armate di terra usando come palle le loro sfere energetiche; poi si impossessarono di alcune bombe dell’esercito, e nei giorni successivi le usarono come proiettili per giocare al tiro al piattello, usando come bersagli gli asteroidi dello spazio aperto.
    Chi vi narra questa storia è consapevole che, raccontate in questi termini, le vicende hanno un che di comico; per chi si trovava a viverle in quanto abitante di quel mondo, tuttavia, la situazione era disperante e disperata. L’esercito fu totalmente sterminato. Nel giro di pochi mesi, i due esseri semi-artificiali instaurarono un clima di paura e panico permanenti: tutto il mondo era virtualmente nelle proprie mani; aggredivano ed attaccavano capricciosamente punti a casaccio del pianeta, colti dall’ispirazione del momento. Certo, non potevano permettersi il lusso di uccidere troppe migliaia di persone alla volta, altrimenti gli esseri umani si sarebbero esauriti e il pianeta sarebbe rimasto deserto. Devastazione sì, ma con calma, ed inframmezzata da altri passatempi, come lo shopping e i videogames. Agli occhi dell’umanità, il mondo non aveva salvezza: tutti coloro che erano noti per la propria forza sovrumana avevano fallito nel tentativo di distruggerli, e nessuno sapeva che Gohan si stava allenando con impegno in modo appartato e segreto, in un luogo irraggiungibile per chi non sapeva dove esso si trovasse, quale era il santuario di Dio.
    Nel giro di sei mesi, la società umana era profondamente cambiata. I notiziari erano dei bollettini di guerra permanente. Le città si erano svuotate, dato che si credeva che i grossi centri abitati costituissero per i distruttori delle golose attrattive più dei piccoli centri e delle campagne. Chi possedeva un’abitazione in campagna, vi si trasferì, come se una fattoria piantata in mezzo ad un pugno di terra non desse nell’occhio; chi non possedeva nulla, talvolta scappava nei boschi, fra le montagne, nella speranza che 17 e 18 non avessero motivi d’interesse per andare a setacciare quei luoghi selvatici. Vi fu chi, possedendo numerosi beni in città, preferì sbarazzarsene e fuggire, mentre altri preferirono maggiormente rimanere in città e godere del proprio patrimonio. Altri, più scettici e sfiduciati, avevano deciso di lasciare perdere la fuga… del resto, agli occhi dei più, quei due mostri avrebbero potuto far saltare il pianeta pezzo per pezzo. Da tale punto di vista, l’agitazione e il disordine divenivano quasi una vittoria morale dei cyborg che volevano sprofondare l’umanità nel caos. Perché dar loro questa soddisfazione? Anche Bulma la pensava così, e in aggiunta a ciò decise di rimanere nella grande Città dell’Ovest dove era sempre cresciuta, per più di una ragione. Poiché i suoi bislacchi genitori ritenevano doveroso da parte loro non abbandonare tutti gli animali che avevano cresciuto con cura e tanto amore, ella non poteva abbandonarli, nonostante dovesse a sua volta crescere un figlio. La facoltosa famigliola decise dunque di rimanere unita, e con l’andar del tempo finì per profondere copiose risorse economiche nell’assistere coloro che ne avevano bisogno in giro per il mondo, sovente superstiti di qualche attacco dei cyborg. Che Bulma e la sua famiglia fossero delle persone generose, era noto a chi usufruiva delle loro largizioni; tuttavia, la maggior parte delle persone era molto diversa da loro. Presi dalla smania di sopravvivere a tutti i costi, molti uomini intrapresero la via della malavita, del crimine e delle aggressioni: ci si procurava ciò che occorreva minacciando il prossimo con armi di vario tipo. Il prestigio delle istituzioni, l’influenza delle autorità erano ormai risibili, malgrado il Re del mondo si fosse sempre mostrato un governante benevolo e preoccupato per la sorte del suo popolo. Sta di fatto che tutto ciò permise a chi aveva un animo malvagio di approfittare della situazione a proprio favore, con la truffa, la rapina e le minacce. Iniziò l’anarchia; iniziarono in quel periodo a proliferare le bande armate.
    Muten, dall’alto della sua saggezza pluricentenaria, aveva avuto ragione: come aveva vaticinato, l’umanità si era lasciata sopraffare dalla paura e dal terrore, e la vita civile ne stava subendo le conseguenze, che definire tragiche è eufemistico.

  7. #417
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    Uno di quei giorni, 17 e 18 avevano deciso di fare una capatina in una cittadina di ispirazione western, dato che 17 aveva voglia di bere un bel cicchetto resuscita-morti, di quelli vecchio stile. La città – nota come Tabakoyròn - era pressoché spopolata: continuavano ad abitarvi solo pochi tenaci; ai due cyborg venne lo schizzo di eseguire un bel gioco di ruolo in costume. Vestita da cowgirl, con il cappello a tesa larga, la ban-dana al collo, la camicetta a quadri e la minigonna di jeans, 18 aveva radunato un complessino vintage composto da: un pianista con piano da saloon, suonatori di contrabbasso, banjo e tamburo, ed un violinista. Sul piccolo palco del saloon, il complesso iniziò la sua esibizione forzata per permettere a 18 di esibirsi in una performance canora di musica country. Al tavolo, 17 assecondava la gemella: sorseggiando il fortissimo alcolico contenuto nel bicchierino, dondolava la testa e batteva il piede sul pavimento in legno del locale, scandendo il ritmo del pezzo. In quello che era stato un caloroso locale affollato da cowboy casinisti tutti imprecazioni e risa, non risuonavano che le note del piano e il magistrale assolo del violino; infine, quando 18 concluse un paio di vocalizzi, il pianista realizzò il suo bell’assolo al piano. «Ammazza la vecchia… col flit!» E canticchiando queste parole, 18 concluse la canzone, abbassando la parte anteriore della tesa del cappello, in un tipico cenno di saluto da cowgirl.
    «Allora… come siamo andati, gringo?» chiese la ragazza al fratello.
    «Uno splendore… canti meglio di un usignolo, bimba!» rispose egli con perfetta intonazione da cowboy spavaldo.
    «Bene…» disse 18 guardandosi intorno. Il gruppo di malcapitati musicisti tremava, ma non cessava di sperare che ne sarebbero usciti tutti vivi. Purtroppo, però i due cyborg si scambiarono lo sguardo complice che solitamente era il preludio di innumerevoli omicidi. «Ricordati, 17, come si dice: “Non sparate sul piani-sta…”»
    Soffocando una risatina, 17 puntò il dito in avanti, sparando dei proiettili d’energia in sequenza verso i poveri musicanti, ad eccezione del pianista. Caddero stecchiti sul colpo, uno dopo l’altro. Quindi 18 si diresse verso il povero superstite, terrorizzato e tremante, e lo trapassò con un pugno nello stomaco che lo uccise sul colpo. Era stata di parola: non aveva sparato sul pianista.
    «È stato moderatamente divertente.» asserì 17, mentre usciva serenamente dal saloon a fianco della sorella.
    «”Moderatamente”?» gli fece eco la sorella quasi stizzita. In quei giochetti crudeli e grotteschi nei quali baluginavano lampi di umorismo, 18 vedeva brillare ancora quel poco di umanità che era loro rimasta. Divertirsi voleva dire che ancora erano capaci di provare qualche sentimento; sentirsi rinfacciare che quei giochi non erano nemmeno molto divertenti, era quasi un affronto. Per questo ella domandò: «E allora sentiamo, cosa proponi di fare?»
    «Per esempio, sai chi mi sono sempre stati sulle scatole? I ricchi. Quelli che hanno un sacco di lussi, soldi e di beni materiali.»
    «Sì…» assentì la sorella scuotendo il capo verso il basso. «… sono proprio antipatici, anche perché se la tira-no.»
    «Mi è venuta un’idea! Andiamo a vendicare i poveri, distruggendo la megavilla di qualche riccone.» propose 17.
    «Uno a caso, o hai in mente qualche riccone in particolare?» domandò 18. Certo che il fratello aveva in mente un bersaglio… più che prestigioso, oltretutto.


    La mattina trascorreva secondo una certa routine, alla Capsule Corporation. Certo, i tempi non consentivano di affermare che si viveva felici; eppure, i componenti della famigliola ivi residente - Trunks, Bulma e i suoi genitori – riuscivano a vivere secondo un certo equilibrio. Bulma si divideva fra l’azienda e la cura di suo figlio, che stava sempre con lei in ufficio o nel laboratorio di progettazione. Il piccolo Trunks aveva compiuto un anno qualche mese prima; come imponeva il retaggio Saiyan, da un po’ era in grado di muoversi autonomamente sulle sue gambe, in modo da essere precocemente idoneo al combattimento. Il Dr. Brief, invece, si divideva tra il lavoro e la cura degli animali delle più svariate specie che affollavano il grande giardino interno della casa, assistito in ciò da sua moglie. Di solito, Bulma non amava dedicarsi alle attività contabili ed amministrative dell’azienda, riservandone la competenza a uomini di fiducia più preparati di lei in tali ambiti. Più che altro, si compiaceva di sfogare la propria (vantata) genialità scientifica nel progettare e supervisionare la produzione concreta di tutte le apparecchiature dal marchio Capsule Corporation. Certo, gli affari non andavano più bene come un tempo… nonostante la Capsule Corporation rimanesse un’azienda esclusiva ed unica al mondo, l’umanità aveva ben troppi pensieri ed ansie di altro genere per poter dare sfogo al consumismo, come avrebbe fatto solo pochi mesi prima. Così, Bulma si dedicava a perfezionare l’astronave che li avrebbe portati su Neo Namecc: in realtà era già perfetta, come del resto tutte le invenzioni del Dr. Brief; a riprova di ciò, a suo tempo Vegeta l’aveva già abbondantemente utilizzata nello spazio aperto. Bulma era fermamente convinta che i ritrovati della tecnica fossero sempre perfettibili, quindi c’era ancora da lavorarci su: poteva renderla più veloce, più sicura… insomma, se l’orgoglio di Vegeta si esprimeva nella sete di potenza, quello di Bulma si manifestava nelle sue abilità scientifiche. O forse, probabilmente, concentrarsi sulle attività di studio e ricerca scientifica le permetteva di distrarsi da quelle stesse ansie e pensieri che impedivano all’umanità di comprare i prodotti della sua azienda. A volte, tra un cacciavite e una pinza, Bulma si sorprendeva a riflettere su quanto quella situazione fosse surreale. In passato aveva assistito a diverse crisi potenzialmente planetarie; tuttavia, anche quando esse avevano lasciato dei danni, erano sempre state stroncate sul nascere, da Pilaf a Cooler. In questo caso, invece, non si poteva far altro che lasciare a piede libero i due nemici; due creature che sembravano voler assaporare con comodo la propria supremazia mondiale. Non passava giorno che non mietessero qualche vittima, innocente o meno, e sembravano intenzionati a prendersela con comodo e far durare quel sollazzo quanti più anni possibili. Fin quando c’erano Goku e gli altri, si era riusciti sempre a tamponare i danni; Gohan era solo un ragazzino… coraggioso come nessun altro al mondo, ma di certo non era eticamente corretto sobbarcare sulle sue giovani spalle il peso del mondo. “Che discorsi!” obiettava tuttavia Bulma a sé stessa, con amarezza, scuotendo la testa. “Se non fosse capace di fronteggiare la situazione lui, non ci riuscirebbe nessuno… ragazzino o meno!”
    Lo stesso giorno in cui 17 e 18 si erano svagati nella cittadina western, Bulma stava lavorando solitaria nel centro ricerca, mentre Trunks sonnecchiava. Non c’erano molti impiegati, nei locali dell’azienda… com’era logico, alcuni si erano dimessi e avevano abbandonato la routine lavorativa per cercare un’alternativa che offrisse loro qualche maggiore speranza di sopravvivenza. Assorta nel lavoro, Bulma venne bruscamente riscossa alla realtà da un improvviso scossone, accompagnato dal rimbombo sinistro ed agghiacciante di un’esplosione, poi da altri scossoni consequenziali. “Accidenti!! Il terremoto…!?!” pensò sulle prime la donna. Altre due esplosioni in sequenza la indussero ad una diversa conclusione: “NO! Maledizione… i cyborg sono venuti ad attaccarci!” Non vi era nulla di strano che i cyborg potessero spostarsi in modo repentino sulla superficie del pianeta, comparendo improvvisamente in posti fra loro lontani. Eppure era insolito che si prendessero la briga di attaccare una grande metropoli in più punti: di solito, era loro sufficiente attaccare un solo posto e sentirsi appagati da quell’unico attacco. Chissà cosa passava loro per la testa, in certi momenti! Non erano persone con le quali valesse la pena di mettersi a ragionare. Adesso il pericolo incombeva; scosse telluriche rendevano impossibile a Bulma e Trunks la fuga: di certo non avrebbero potuto avventurarsi per i corridoi del palazzo e conquistarsi l’aria aperta. Che fare? Come salvarsi? L’edificio traballava e presto sarebbe potuto crollare; gli attrezzi e le apparecchiature cadevano sul pavimento emettendo un confusionario frastuono metallico. “Terremoto… sotto il tavolo!” si disse Bulma; afferrò il figlioletto appena svegliatosi, ancora intorpidito e confuso dal macello che si stava verificando, e rapidamente si infilarono sotto il tavolo, come se quello fosse un normale sisma. Mentre Bulma stringeva al seno il piccoletto, 17 e 18 sorvolavano la Capsule Corporation.

  8. #418
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    «Eccolo, il mio vero obiettivo finale!» dichiarò 17, indicando la grande struttura semisferica e le sue perti-nenze esterne, appartenenti alla famiglia Brief. «Distruggendo le grosse banche e aziende di poco fa, ab-biamo riportato un po’ di giustizia economica! I ricchi in ginocchio come pezzenti! Ma questa - come tutti sanno – è la più grande società del pianeta! E i loro padroni abitano qua! Guarda che bella casetta… Ti sembra giusto che quei ricconi vivano qui, mentre l’umanità continua a cadere vittima di quei due stronzi dei cyborg 17 e 18?»
    «Certo che quei cyborg sono proprio stronzi… Ma quelli della Capsule sono ancora più stronzi, ad essere così agiati, di questi tempi…» ridacchiò ironica 18. «Il cyborg numero 17… colui che risolve i problemi della società umana. Chi l’avrebbe mai detto?» commentò poi tagliente la ragazza. «Toglie ai ricchi e uccide i poveri. Ha senso.»
    17 lanciò una piccola sfera energetica contro l’edificio principale, che si ripiegò su sé stesso in uno sfracellarsi di metallo, vetro, cemento ed altri materiali da costruzione. 17 contemplava il polverone sollevatosi dal crollo, quando notò la navicella spaziale costruita dal Dr. Brief. «Guarda te, che stronzi! Hanno persino un veicolo di quelle dimensioni! Pochi al mondo potrebbero permetterselo, e non è giusto!» sghignazzò il cyborg, colpendo anche il mezzo spaziale. Il tutto, ovviamente, con estrema semplicità e limitando di molto le proprie forze.
    «Se lo saranno costruiti da soli, non credi? Sono specializzati in quello…» osservò 18. «Ad ogni modo, non ha più importanza… è andata…»
    «Fantastico! Ora sì che la giornata ha un senso.» concluse 17. «Per quanto mi riguarda, possiamo andare.» disse, e scoppiò a ridere. Momentaneamente soddisfatti dai nuovi danni arrecati, i due esseri semi-artificiali ritennero sufficiente il proprio operato; ripromettendosi di far nuovamente visita alla ricca metropoli, per il momento si dileguarono. Toccata e fuga: e il danno irreparabile era stato compiuto. L’edificio che per anni aveva ospitato la famiglia di Bulma, il suo lavoro, i suoi colleghi e i dipendenti era distrutto; la giovane donna aveva trovato riparo con il figlio sotto un tavolo che – per qualche assurdo miracolo - reggeva in modo straordinariamente robusto il peso delle rovine; o forse, il modo in cui le rovine stesse si erano incastrate nel cadere su di esso era tale da non gravare eccessivamente. Per l’ennesima volta in vita sua, Bulma era stata una donna molto fortunata. Di fatto, però, la madre e il bambino si ritrovavano pressati in uno spazio angusto in cui l’aria circolava a fatica, così come la luce penetrava appena a filo. Come avrebbero fatto a liberarsi da quel buco? In quel riparo claustrofobico, Bulma e Trunks respiravano schiacciati l’una contro l’altro; Bulma, poi era ancora più terrorizzata del figlio, già di per sé impaurito, e cercava di tranquillizzarlo lisciandogli senza sosta i lisci capelli color lavanda. Quella scena era lo specchio del mondo in cui – nei presagi più oscuri e meno infondati della madre – suo figlio si sarebbe trovato a crescere. A proposito di genitori e figli… “Oddiosanto… mamma e papà! Che fine avranno fatto??” si domandò sempre più ansiosa la giovane scienziata. Senza rendersene conto, Bulma si era messa a piangere; la sua mente voleva evitare di dare nell’occhio, per non suggestionare il figlioletto, ma le lacrime sgorgavano indipendentemente dal suo volere. Tuttavia, i sussulti e i singhiozzi comunicarono a Trunks una profonda tristezza che sfociava in dolore; non ci mise molto a scoppiare anch’egli in lacrime, strillando senza trattenersi. Come già Gohan, lo spirito combattivo di Trunks era soggetto ai suoi sbalzi d’umore, nonostante la giovanissima età; non per nulla, dunque, all’aumentare dell’agitazione del piccolo mezzosangue, anche la sua energia latente si incrementò di colpo. Dall’esterno fu possibile vedere che un’esplosione di energia fece saltare via per aria, verso l’alto, il tavolo e le pietre che lo ricoprivano, liberando una sconvolta Bulma e il figlio Trunks, furibondo e con le lacrime agli occhi, dalla trappola nella quale versavano. Era la prima volta che il potere di Trunks trovava espressione. Poco dopo, quando la polvere e le pietre ricaddero al suolo scricchiolando, madre e figlio persero i sensi per lo shock.

    Quando Bulma riaprì gli occhi, la prima visione che si parò davanti al suo sguardo fu Gohan che serrava le labbra senza riuscire a trattenere le lacrime, e la fissava speranzoso; indossava la classica tuta rossa di Goku, con cintura e maglia nere. Il ragazzino era giunto sul posto quando i cyborg se ne erano già andati via: poco male, anzi fu una fortuna, perché non avrebbe avuto la forza necessaria per affrontarli. Dopo qualche istante, Bulma riuscì a riacquistare l’orientamento. Si rese conto di indossare vestiti sporchi e laceri. Trunks dormiva ancora, senza sensi. La donna provò a muoversi mettendosi almeno in posizione seduta, ma avvertì dei dolori all’altezza dei femori: una frattura per gamba.
    «Non muoverti, Bulma…» la ammonì Gohan, che l’aveva estratta dalle macerie giusto un attimo prima che riprendesse i sensi. «Hai le gambe fratturate. Subito prima di venire qui mi sono fatto dare qualche senzu dal maestro Karin… potrai guarire subito.» Cosa che infatti avvenne subito dopo. «Trunks invece è in perfette condizioni! Nemmeno un graffio…»
    «Non per nulla, è figlio di Vegeta… per forza è un bambino coriaceo, l’amore mio!» esclamò Bulma pren-dendolo in braccio con un gesto frettoloso.
    «Siete fortunati ad essere vivi… non sarei venuto, se non avessi distinto l’aura Saiyan di Trunks. Questa ennesima strage mi sarebbe parsa solo una delle tante…» spiegò Gohan. «Credo sia merito suo se non siete sepolti sotto qualche metro di rocce… mi fa pensare che io stesso, da piccolo, avevo dei poteri latenti, malgrado la tenera età. Però ci sono volute le maniere forti di Piccolo, per farmeli tirare fuori… eheh…» ridacchiò nostalgico il figlio di Goku.
    «Trunks mi ha salvato la vita…» disse Bulma contemplando il bimbo innocentemente addormentato. «Era ovvio che dovesse avere qualcosa di speciale, non per nulla ha due genitori speciali!» Dopo qualche secondo di silenzio, la madre di Trunks sobbalzò. «A proposito di genitori…» Solo allora ebbe il moto istintivo di chiedersi cosa ne fosse dell’edificio in cui risiedeva; cominciò quindi a lanciare occhiate da tutti i lati, scrutando l’ambiente circostante. Distrutto. Bulma non aveva più una casa, non aveva più l’azienda, non aveva più l’astronave.
    «Non sento più le loro aure… zero… non sono nemmeno svenuti.» accennò il figlio di Goku costernato, abbassando il capo dalla chioma scombinata. «Mi spiace, Bulma…»
    La giovane madre iniziò a piangere e singhiozzare. Da quel momento in poi sarebbe stata sola, solo lei e suo figlio, senza speranze di andare a cercare le Sfere del Drago; non avrebbe nemmeno potuto contare sull’appoggio caloroso ed incondizionato dei suoi genitori. Non si era mai sentita così abbandonata a sé stessa. E dire che lei era la ragazzina che a sedici anni si era messa in viaggio per il mondo senza nessun accompagnamento! Ora le cose erano molto cambiate: Bulma aveva la responsabilità di un figlio, in un mondo molto peggiore rispetto ai tempi della sua adolescenza. Un mondo più cinico, crudele, criminale.
    «Mr. Popo mi aveva proibito di lasciare il santuario perché dice che ogni distrazione nuoce alla mia serenità d’animo. Non mi aspettavo che i cyborg attaccassero casa vostra in questo modo… per quanto siano spietati, hanno sempre ucciso col contagocce… si vede che vogliono gustarsi lentamente le loro gesta, maledetti…» ragionò il mezzosangue, rabbioso.
    «A che punto è il tuo allenamento?» domandò allora Bulma sgranando gli occhi, colta dal fremito di impa-zienza di chi ha appena subito un pesante torto. Voleva che i cyborg la pagassero al più presto possibile.
    «Devo ancora imparare a dominare lo stadio di Super Saiyan… non pensavo fosse così difficile. Mr. Popo mi sta insegnando molto su come gestire la mia forza nascosta, ma naturalmente non sa molto sulle capacità dei Saiyan… Ma non ci sono alternative! Se voglio battere i cyborg, devo diventare un Super Saiyan ancora più forte di Vegeta! E ancora non ci siamo!» esclamò Gohan alzando sempre più il tono della voce e pestando un piede per terra. Una reazione che non si direbbe certo degna di chi sta studiando in modo assiduo per controllare la propria rabbia, segno del fatto che il percorso verso l’autocontrollo sarebbe stato ancora lungo. «Maledetti! Maledetti!» imprecò ancora Gohan, esprimendo la rabbiosa costernazione derivante da quella situazione. «Non potrò mai perdonarli per il male che stanno seminando! Mio padre ha sempre avuto la generosità d’animo di perdonare nemici crudeli come Vegeta, e aveva concesso un’opportunità di salvezza persino ad un meschino come Freezer! Ma io non posso avere pietà per due criminali spietati come i cyborg… non ce la faccio…» asserì convinto, per poi esclamare tutto d’un fiato: «E sono sicuro che anche mio padre sarebbe d’accordo con me! Li vendicherò tutti!»

  9. #419
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    «Adesso basta! Calmati! La priorità assoluta è fermare quei due mostri. Gohan… addestrati!» lo sollecitò Bulma. «Guardiamo in faccia la realtà, per quanto ci faccia schifo. Non abbiamo più astronavi né scadenze da rispettare, abbiamo solo il dovere di riportare la pace. Solo tu hai la potenza necessaria…»
    «Ma tu… sola, con il bambino…»
    «Sbaglio, o hai lasciato soli persino tua madre e tuo nonno per allenarti? Perché ti stai ponendo questi problemi con me, adesso?!» rimbeccò Bulma, con occhi corrucciati ed ancora lacrimosi. Sapeva essere molto caustica, quando ci si impegnava; ancor peggio quando era molto, moolto nervosa ed affranta. «Quel Popo ti ha detto di non distrarti, vero? Perfetto! Torna al santuario e non lasciarti distrarre più da nulla!»
    «Ma…» provò ad obiettare Gohan, quasi sentendosi in colpa per aver abbandonato tutto e tutti, isolandosi nella silenziosa imperturbabilità di un luogo celeste.
    «Io e Trunks andremo a vivere nei sotterranei della Capsule Corporation, che dovrebbero essere ancora integri… non sarà più la stessa vita ricca di comfort che conducevamo prima, ma pazienza! Con la mia intelligenza, riuscirò a risolvere i miei problemi e a tirare avanti.» Anche se non aveva più nulla di ciò che le aveva permesso di mantenere un tenore di vita relativamente alto… in compenso aveva un figlio a carico, e il dovere di tirare avanti per assicurargli una crescita quanto meno traumatica possibile.
    Bulma e Gohan si guardarono negli occhi. La donna, a suo modo, aveva una forza caratteriale ed una determinazione che Gohan un po’ le invidiava, giudicandola per certi versi superiore a sé. Ognuno al suo posto, ognuno col suo ruolo: Bulma voltò le spalle a Gohan e si avviò verso l’ingresso che portava ai sotterranei di cui aveva parlato. “Mi spiace trattarlo così…” pensò Bulma. “Ma deve imparare a valutare le situazioni con distacco, freddezza e raziocinio. Altrimenti, rischia di impazzire…” Allo stesso modo, Gohan prese il volo e tornò al santuario di Dio. Una consapevolezza li accomunava: il piano che avevano preparato in quei lunghi e difficili mesi era ormai fallito.


    Da quel giorno il tempo riprese a volare, mese dopo mese; i giorni trascorrevano uguali sia nell’infelicità sulla Terra che nell’isolamento dello spazio celeste.
    Nonostante la severità degli insegnamenti elargiti col suo vocione cupo, Mr. Popo si era rivelato un inse-gnante comprensivo. Sebbene ammettesse che la presente situazione disastrosa lo faceva soffrire, secoli di vita lontano dalle inquietudini della vita umana lo avevano reso in grado di accettare con convinta pa-zienza le tragedie e le contraddizioni di una quotidianità sempre più infelice. Tuttavia, sapeva che Gohan era molto più umano e partecipe di quanto lui non fosse, e non pretendeva che il figlio di Goku si adeguasse al suo sentire così pacato ed imperturbabile; anzi, la sete di giustizia che animava il mezzosangue sarebbe stata l’arma di cui si sarebbe dovuto avvalere per prevalere sul nemico. Erano passati altri due anni, e ormai Gohan padroneggiava con naturalezza la sua trasformazione in Super Saiyan; tuttavia sapeva di essere ancora molto inferiore a Vegeta nella versione che aveva sconfitto Cooler; quindi, per transitività, sapeva di essere ancor più debole dei cyborg. Adesso il suo prossimo obiettivo era quello di allenarsi per accrescere la propria potenza, e il suo maestro Popo prometteva che ormai era vicino il momento in cui Gohan si sarebbe sottoposto ad una nuova forma di allenamento adatta a tale scopo. Il suo grande potenziale poteva essere messo ulteriormente a frutto e, grazie allo stratagemma che Popo aveva in mente, Gohan avrebbe risparmiato un bel po’ di tempo. Il fattore tempo era essenziale: purtroppo, allenarsi da soli in condizioni ambientali ordinarie comportava che l’aumento della potenza sarebbe stato lento e molto diluito nel tempo, sicché anche un potenziamento dello stadio di Super Saiyan sarebbe andato a rilento. La Terra non era il luogo ideale dove avanzare facendo grandi progressi. La Stanza dello Spirito e del Tempo, invece… In altre occasioni il maestro ne aveva parlato all’allievo, ma continuava a rinviarne l’utilizzo fin quando non lo avrebbe trovato realmente pronto. Anche nell’ulteriore pazienza manifestata in ciò da Gohan, si misurava il suo grado di maturazione.
    Una mattina, nessuno dei due inquilini del palazzo divino si rese conto che i due cyborg, in uno dei loro vagabondaggi di routine, erano capitati per caso in una foresta fin troppo nota: la foresta che si estendeva attorno alla terra consacrata di Karin, circondandola.
    «Carino come posto per una passeggiata… propongo di lasciarlo intatto.» commentò 18, uscendo dal bosco affiancata dal fratello e ritrovandosi in uno spiazzo ampio dal cui centro si innalzava l’obelisco. Nelle immediate vicinanze del monumento, due teepee, classiche abitazioni coniche dei pellerossa, dalla struttura in tronchi, rivestiti di pelle.
    «Guarda, sorellina… due indiani. Ne esistono ancora?» chiese 17 con divertita curiosità, riferendosi ai due pellerossa padre e figlio. Bora, seduto su una roccia piatta, stava affilando la punta della propria lancia, mentre suo figlio Upa – ormai un giovane e forte guerriero – stava conciando una pelle mediante il proprio pugnale. Avevano sentito parlare dei due cyborg, ma nell’isolamento in cui vivevano non giungevano notizie ed immagini del mondo esterno.
    «Io ricordo di aver sentito dire in un documentario che vivono in riserve.» spiegò la sorella a proposito dei pellerossa.
    Bora si alzò, lancia in mano, andando incontro benevolo ai due nuovi arrivati. «Benvenuti, stranieri. State visitando il santuario di Karin… è insolito ricevere visite, in questo periodo.»
    I due cyborg lo ignorarono e si diressero verso l’obelisco, che chiaramente costituiva l’attrattiva più curiosa di quel luogo. «Strano materiale…» commentò 18 accarezzando il fusto in pietra.
    «Non è pietra normale…» osservò 17; a conferma di ciò, diede un colpo col taglio della mano all’obelisco, che rimase non scalfito.
    «Ehi! Quello è un obelisco sacro agli dei! Abbiate rispetto!» li rimproverò Upa, ponendosi sulla difensiva.
    «Ascoltatemi, stranieri… questi luoghi sono sacri, e violarli rappresenta un grave atto di blasfemia. Abbiate rispetto per gli dei!» li ammonì Bora a sua volta, avanzando minaccioso alla volta dei nuovi arrivati.
    «E naturalmente tu saresti colui che vuole difendere gli dei, vero?» domandò il cyborg maschile, sul cui viso si dipinse un sorriso malvagio.
    «…Con valore e coraggio…» aggiunse la sorella, con lo stesso sorriso. Le loro intenzioni non erano affatto chiare, ma i due erano certamente dei malintenzionati. 17, per dispetto, sogghignò, e rifilò una potente gomitata al monumento, che rimase scheggiato. Bastò questo semplice gesto affinché Upa e Bora si lanciassero in combattimento, Bora armato di lancia, Upa con il pugnale; si lanciarono all’attacco, gridando: «Trasgressori! Blasfemi!»
    17 e 18 non avevano voglia di perdere tempo con loro; lanciarono con indifferenza due colpi di energia, e i due pellerossa finirono carbonizzati a terra.
    La domanda che logicamente 17 si pose con riferimento alla torre fu: «Quanto sarà alto questo coso, se-condo te?»
    «Non ci resta che scoprirlo.» rispose 18. I due si misero in volo, percorrendo in parallelo l’obelisco e bucan-do le nuvole.
    «Maledizione!!!» gridò Yajirobei, strabuzzando gli occhi in preda al panico. «Quelli sono i due cyborg che stanno creando tutti quei casini! Ma proprio qui, dovevano venire?!?»
    «Era solo questione di tempo! Avrebbero potuto distruggere tutto già molto tempo fa…» gli fece notare Karin. «Ascoltami bene… non una parola su Gohan e Popo! Non devono scoprirli! E speriamo che Dio ce la mandi buona…»
    «Ma Dio, cosa…?!» ribatté il samurai sempre più terrorizzato. «Te lo ricordi o no che Dio è morto?!» Il cic-cione non ebbe modo di continuare a rimbeccare, perché le due creature del Dr. Gero fecero la loro com-parsa sulla ringhiera della residenza di Karin.
    «Sempre più curioso! C’è una casa sopra questa torre…» considerò 18.
    «E che casa stramba!» aggiunse 17, quando con stupore crescente notò i due personaggi che la abitavano. «…e che inquilini! Un gatto e un ciccione con gli occhi a mandorla! Di bene in meglio!» Il gatto e il ciccione fissavano la coppia appena arrivata con sgomento, dissimulato nel caso di Karin, molto più evidente in Yaji-robei.
    «Questo luogo deve essere la costruzione più alta del mondo… non è vero, pacioccone?» chiese 18 rivol-gendosi a Yajirobei; non credeva che il gatto sacro fosse capace di parlare. Il grassone, in preda al panico, cercò di controllarsi, ma iniziò a sudare freddo; giusto quella domanda, dovevano porgli?!
    «Esatto!» rispose Karin al posto dell’assistente, per evitare che aprisse bocca in modo inopportuno. «Il santuario che sovrasta la torre di Karin è il punto più alto del mondo.»
    «Il gatto parla…» sorrise fredda 18.

  10. #420
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    17 si limitò a balzare in avanti afferrando il micio per la gola. «Dai, forza, micetto! Parla ora!» lo intimò con un gelido ghigno. «Ti ho detto di parlare!» Insistette ancora, stringendo la presa attorno al collo del gatto. Karin rantolò, graffiando le mani di 17 con le unghie delle sue zampine bianche, provando a liberarsi. Tutto inutile, nel giro di pochi secondi Karin morì soffocato.
    Yajirobei inorridiva: non ci voleva un genio a capire che ora era il suo turno. 18 gli rivolse una domanda: «Allora, bellezza! Confermi quello che diceva il tuo amichetto pulcioso?» La domanda della donna era chiaramente senza senso: se proprio volevano trovarvi risposta, i due cyborg non avevano che da controllare. Ma perché mai avrebbero dovuto privarsi del divertimento di vedere quel ciccione in preda al terrore?
    «Beh? Il gatto di poco fa ti ha mangiato la lingua?» infierì ancora 18.
    «I-io… n-non c’è niente, qua siamo alla massima altezza…»
    I due cyborg mossero un passo in avanti. Yajirobei si buttò in ginocchio, sudato e trepidante, e implorò: «Vi prego, abbiate pietà di me! Voglio solo essere vostro amico… anzi, meglio ancora, vostro schiavo!!»
    «Basta!» esclamò 17 rivolto verso la sorella. «Visto che questo cagasotto non ha intenzione di parlare, am-mazziamolo e andiamo a controllare se c’è qualcosa ancora sopra.» stabilì 17, che in quella reazione aveva giustamente individuato una menzogna molto malcelata. Yajirobei, quando era vittima di un attacco di panico, era un bugiardo veramente scarso.
    «Giusto! Scanniamolo come un maiale!» ribatté a sua volta la sorella. Sull’inutile carneficina operata su di lui dalle due creature di Gero, preferiamo tacere. Sta di fatto che morì anche il “cagasotto”… in un ultimo schizzo di coraggio, aveva cercato – seppur in modo fallimentare – di celare ai cyborg l’esistenza dell’abitazione degli Dei della Terra. Subito dopo, le creature di Gero distrussero i cadaveri e lo spazio circostante rilasciando esplosioni d’energia che travolsero anche i preziosissimi senzu: e non erano nemmeno a conoscenza dell’importanza strategica che i magici semi avrebbero potuto avere per Gohan. Per la prima volta, la robusta pietra divina nel quale era stato scolpito l’obelisco chissà quanti secoli prima era stata devastata da una potenza superiore persino a quella degli alieni più forti dell’universo. Il soffitto veniva perforato, le colonne si spaccavano. Al termine dell’operazione, i due nemici dell’umanità si innalzarono in volo, lasciando l’edificio ormai in rovina; da esso, pennacchi di fumo si innalzavano seguendo il flusso dell’aria fresca che soffiava a quelle altezze. «Visto che questo posto continua più in alto? Sempre più strano!» osservò 17.
    Seguirono la scia rappresentata dal Nyoi Bo, il mitico bastone allungabile appartenuto prima a Son Gohan e poi al suo nipote adottivo Son Goku.


    Gohan aveva intuito la presenza dei cyborg dalla reazione delle aure dei due amici. “No, non posso anda-re… se li affrontassi ora, mi ammazzerebbero di sicuro, e tutto il lavoro svolto finora sarebbe stato solo tempo e fatica sprecati. Devo stare qua e sperare che non mi scoprano.” valutava prudentemente e pragmaticamente Gohan, ormai un ragazzino di dodici anni dalla chioma scombinata. Aveva certamente fatto passi avanti rispetto a due anni prima, quando si sarebbe lanciato all’inseguimento dei cyborg senza nemmeno sapere come avrebbe potuto operare per fronteggiarli. Non fu per egoismo, dunque, se il Saiyan mezzosangue rimase dov’era: non aveva compagni, era completamente solo nell’affrontare quei due mostri di potenza e non poteva più permettersi il lusso di rischiare la propria vita; non aveva più un Piccolo o un Goku che sarebbero intervenuti nel momento culminante per portarlo in salvo. Adesso, pur non percependone l’aura in movimento, sospettava che i due con ogni probabilità lo avrebbero raggiunto quanto prima… In teoria non era logicamente necessario che giungessero fin lì visto che, dal santuario di Karin, la residenza di Dio non era visibile. Che ansia… come se non bastasse l’amarezza dovuta alla sua impotenza ed incapacità di salvare Karin e Yajirobei.
    Anche Popo aveva maturato le medesime deduzioni dell’allievo, e il suo corpo era una foglia scossa da tremiti di terrore. Non ebbe il tempo di congetturare alcunché: 17 e 18 avevano appena posato i piedi sulla candida pavimentazione del santuario.
    «Ora sì che siamo in cima…» commentò 18, lanciando occhiate ovunque, scrutando quel posto così singolare.
    17 riconobbe una delle due figure che si trovavano in quel luogo. «Ma tu sei Son Gohan! Dunque era qua che ti nascondevi, eh? Ecco perché non ti eri più fatto vivo…»
    «Sei cresciuto un po’!» aggiunse la sorella. «Bravo… mentre tu te ne stavi qua come un codardo, noi abbiamo ucciso molte persone, lo sai?»
    Gohan ritenne quantomeno doveroso rispondere verbalmente alle provocazioni, per cui ribatté convinto: «Bastardi… se mi nascondevo, era solo per rafforzarmi e ottenere una potenza efficace contro di voi!»
    «Ah, sì? Molto interessante… ci sarai riuscito sicuramente» disse 17 con un sorriso derisorio muovendo qualche minaccioso passo in avanti. «Mostraci cosa sai fare… coraggio!»
    Gohan non aveva alternative: i nemici lo avevano scovato; anche se avesse cercato di nascondersi e ripararsi da qualche parte, lo avrebbero raggiunto agevolmente prima ancora di dargli il tempo di sfuggire.

    **********************
    L’ANGOLO DELL’AUTORE.
    Eccoci qua! Vedremo come se la caverà Gohan contro 17 e 18, in quello che sarà il loro primo vero confron-to.
    Veniamo alle curiosità!
    - Il nome della cittadina western Tabakoiròn, se non si fosse notato, deriva da “tabaco y ròn” (in spagnolo, tabacco e rum).
    - “Ammazza la vecchia col flit” è un motivetto famosissimo; se lo cercate su Youtube, sicuramente lo riconoscerete. :-D
    - Mi pare che l’idea della “pietra divina” come materiale da costruzione dell’obelisco di Karin non sia presente nel manga, ma solo nell’anime; ad ogni modo non contrasta con il manga, quindi la tengo (e in effetti ha una sua logica: si parla sempre di edifici di origine sacra, quindi non facilmente distruttibili).

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